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  • Ecuador – 130 anni di presenza salesiana
    Ecuador – 130 anni di presenza salesiana

    (ANS – Quito) – I missionari salesiani sbarcarono a Guayaquil, Ecuador, il 12 gennaio 1888. Per questo motivo nel giorno esatto dell’anniversario, lo scorso venerdì, l’Ispettoria “Sacro Cuore di Gesù” dell’Ecuador (ECU) ha fatto memoria di 130 anni di lavoro educativo-pastorale a favore dei giovani e delle famiglie più bisognose.

    Storicamente, il lavoro dei Salesiani iniziò il 28 gennaio 1888, quando i missionari giunsero a Quito e si presero cura del Protettorato Cattolico di Arti e Mestieri, su richiesta dell’allora Presidente dell’Ecuador, José María Plácido Caamaño.

    La notizia di questo avvenimento raggiunse Don Bosco il successivo 30 gennaio, un giorno prima che morisse. Fu l’ultima missione che egli benedisse. La morte del Fondatore non arrestò, anzi sospinse il lavoro dei Salesiani che il 5 febbraio seguente accolsero il primo allievo nel Protettorato e il 18 febbraio inaugurarono l’oratorio festivo con molti bambini.

    Il 30 agosto 1896 a Quito nacque la prima opera salesiana, la prima di molte altre. Nel 1893 le case salesiane dell’Ecuador andarono a costituire una Visitatoria, che sempre nello stesso anno venne elevata a Ispettoria, sebbene il decreto canonico venne pubblicato solo nel 1902.

    Oggi l’Ispettoria dell’Ecuador comprende 24 opere che ospitano 159 Salesiani, di cui 110 sacerdoti; ci sono poi 31 centri educativi salesiani (CES), che formano circa 32.000 bambini e ragazzi, e 40 oratori, frequentati da circa 1.200 animatori e oltre 11.000 giovani.

    Degni di nota sono anche i programmi sociali del “Progetto Salesiano Ecuador” che promuove lo sviluppo integrale di bambini e adolescenti in situazioni di vulnerabilità; il progetto “Bambini di Strada - Zona Nord”, che solo nel 2017 ha fornito assistenza e cura a 2.581 bambini e giovani di varie province del paese; il Volontariato Giovanile Missionario, che in 35 anni di esistenza ha messo a servizio dei più bisognosi 2.262 volontari; e il Movimento Giovanile Salesiano, che raggruppa circa 4000 giovani.

    Il carattere missionario è pure un tratto proprio dell’Ispettoria, visibile nell’accompagnamento apostolico delle comunità di indigeni Shuar e Achuar, attraverso le presenze amazzoniche di Bomboiza, Sevilla Don Bosco, Macas, Wasakentsa, Yaupi e Taisha; e anche nelle missioni andine, grazie alle presenze di Cayambe, Zumbahua, Simiátug, Facundo Vela e Salinas de Guaranda, che servono in totale 189 comunità.

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    • Nepal – La “Nepal Don Bosco Society” consegna le scuole alla popolazione terremotata
      Nepal – La “Nepal Don Bosco Society” consegna le scuole alla popolazione terremotata

      (ANS – Kallery) – L’ONG salesiana “Nepal Don Bosco Society” ha celebrato il suo 25° anno di servizio alla popolazione del Nepal consegnando una quinta scuola antisismica, costruita dopo i terremoti del 2015, agli abitanti dei villaggi di Kallery, nel distretto di Sindhupalchawk, Nepal centrale, a circa 90 km a est di Kathmandu. A breve verrà completata la consegna di altre cinque scuole, ricostruite in diverse aree remote del paese, per un totale quindi di 10 strutture.

      di don C.M. Paul, SDB

      La cerimonia di consegna si è svolta l’11 gennaio 2018 presso la sede della scuola elementare di Kallery, alla presenza dell’on. Yuvaraj Dulal, parlamentare locale, del Presidente del Consiglio Fondatore della scuola, Prasad Gopal, del preside, Yajanath Dungal, di altre autorità locali e di diversi Salesiani. Nel corso dell’inaugurazione dell’edificio scolastico è stata svelata una targa commemorativa e sono state consegnate al Preside le chiavi delle sei aule presenti nella struttura.

      Da parte loro, i rappresentanti della scuola e le autorità locali hanno letto una lettera di apprezzamento, che hanno poi consegnato al Direttore della scuola “Don Bosco” di Lubu, don Abraham Kannattu, insieme ad uno scialle cerimoniale.

      Oggi la scuola elementare può ospitare 85 studenti, dalla scuola dell’infanzia alla quarta classe. Parlando durante la cerimonia d’inaugurazione, il Coordinatore del Progetto di Ricostruzione della “Nepal Don Bosco Society”, don Augusty Pulickal, ha detto: “speriamo che il numero di allievi possa salire a 105 dal prossimo anno scolastico”. Egli ha fatto anche appello all’amministrazione locale affinché faccia il necessario per arredare le aule, dotate delle migliori attrezzature fondamentali.

      L’edificio scolastico consegnato a Kallery si compone di due blocchi di tre aule ciascuno, con una capacità di 40 studenti per classe; di conseguenza il potenziale della scuola è di educare e formare in futuro fino a 240 studenti.

      La raccolta fondi per la costruzione delle 10 scuole è stata realizzata dall’ONG salesiana austriaca “Jugend Eine Welt”.

      La “Nepal Don Bosco Society” è nata nel 1992 e ha festeggiato i suoi 25 anni di esistenza lo scorso 11 novembre 2017 presso la scuola “Don Bosco” di Biratnagar. Essa è impegnata in molte attività per i giovani del paese e gestisce e anima anche diversi progetti di risposta alle emergenze, come quelli avviati dopo i terremoti del 2015.

      Fonte: Don Bosco India

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      • Australia – Il 2018 come anno dei giovani
        Australia – Il 2018 come anno dei giovani

        (ANS – Perth) – A motivo del Sinodo sui Giovani, programmato dal 3 al 28 ottobre prossimi, diverse diocesi in tutto il mondo hanno scelto di dedicare il 2018 ad un più specifico impegno nei confronti dell’ascolto e del cammino con i giovani. A maggior ragione tale impostazione viene condivisa in quelle diocesi in cui il vescovo è salesiano o dove la presenza salesiana è rilevante.

        “La Conferenza Episcopale Australiana ha annunciato un ‘Anno della Gioventù’ Dalla prima domenica di Avvento, il 3 dicembre 2017 fino al 25 novembre 2018, incentrato sull’impegno e lo sviluppo della fede tra i giovani di età compresa tra 12 e 30 anni. Il tema prescelto è stato: ‘Aprire nuovi orizzonti per diffondere la gioia. Giovani, fede e discernimento vocazionale’” ha scritto mons. Timothy Costelloe, salesiano, arcivescovo di Perth, in una recente lettera pastorale.

        Per dare concreta attuazione a tale progetto, il presule salesiano chiede “alle parrocchie e alle comunità di impegnarsi a formare delle équipe per l’Anno della Gioventù, composte da adulti e giovani delle vostre comunità” e incoraggia inoltre i giovani a “farsi avanti per diventare ambasciatori dell’Anno della Gioventù nelle loro comunità locali”.

        “In quest’anno – prosegue mons. Costelloe – speriamo di incontrarci per coinvolgere più giovani nella nostra Chiesa. Dobbiamo trascorre questi 12 mesi come comunità locali, lavorando insieme attraverso parrocchie, scuole, cappellanie universitarie (…). Dopo il sacramento della Confermazione, dobbiamo sostenerli [i giovani] e nutrire la loro vita spirituale in tutta la nostra comunità ecclesiale. E anche lì dove c’è un numero limitato di giovani coinvolti, quest’iniziativa può essere l’occasione per chiedere ai parrocchiani di invitare i loro figli e nipoti o per raggiungere le scuole cattoliche più vicine e coinvolgere i ragazzi nelle parrocchie locali”.

        Nella stessa linea d’impegno per i giovani, l’arcidiocesi di Perth è stata lieta di confermare che ospiterà, nel dicembre 2019, il prossimo Festival della Gioventù Cattolica d’Australia.

        Da segnalare che anche la Conferenza Episcopale di Papua Nuova Guinea e Isole Salomone (PNG-IS) ha deciso di dedicare il 2018 ai giovani, segnalando nella lettera d’indizione dell’anno diversi esempi concreti per la Pastorale Giovanile, che riprendono alcuni dei temi propri della riflessione salesiana, come la connessione tra Pastorale Famigliare e Giovanile e l’attenzione ai giovani fuori dai cicli educativi.

        La popolazione di PNG-IS è composta per la maggior parte da giovani, dei quali molti sono cristiani e tanti beneficiano dell’accompagnamento salesiano.

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        • Filippine – L’opera salesiana “Don Bosco Pasil” danneggiata da un incendio
          Filippine – L’opera salesiana “Don Bosco Pasil” danneggiata da un incendio

          (ANS – Cebu) – Un incendio è scoppiato alle 12:26 di domenica 14 gennaio a circa 600 metri da dove si trova l’opera salesiana di Pasil, una delle zone più povere e popolate della città di Cebu, Filippine. I Vigili del Fuoco hanno impiegato oltre 2 ore per domare le fiamme, dichiarando spento l’incendio alle 14:54. Finora si stima che siano 4 le vittime dell’incendio. Le fiamme hanno raggiunto e parzialmente coinvolto anche l'opera salesiana – composta da un centro giovanile, una parrocchia e un centro di formazione al lavoro – che ad ogni modo si è già messa al lavoro per soccorrere la popolazione colpita.

          Secondo i dati ufficiali forniti dalle autorità, l’incendio ha coinvolto in totale almeno 3260 persone, 634 famiglie e 283 case – la maggior parte delle quali è andata completamente bruciata. Dell’opera salesiana risultano danneggiata una parte del centro di formazione, con le stanze di alcuni salesiani, la cappella privata e il tetto della canonica.

          I Salesiani lavorano in quell’area da circa 50 anni, animando la parrocchia del “St. Niño”, che conta una popolazione di circa 50.000 persone, insieme all’oratorio-centro giovanile, il centro di formazione professionale e una gran varietà di attività di assistenza e promozione sociale a vantaggio della popolazione locale.

          Il Direttore dell’opera, don Lamberto Paradiang, insieme ad altri quattro Salesiani presenti all’interno della struttura al momento dell’incendio, sono dovuti scappare e hanno trovato rifugio all’interno dell’edificio della parrocchia. Dopo lo spegnimento dell’incendio sono tornati a supervisionare gli interventi di soccorso e assistenza alla popolazione coinvolta da questa sciagura e hanno aperto le strutture del Centro Giovanile alle famiglie che hanno perso tutto.

          L’Organizzazione di “Volontariato Laicale Salesiano” (SALVO, in Inglese) dell’Ispettoria delle Filippine Sud (FIS), guidata da don Arvin Abatayo, SDB, insieme alla Commissione di Pastorale Giovanile FIS, coordinata da don Joriz Calsa, SDB ha iniziato a organizzare l’assistenza di emergenza e ha lanciato appelli tramite le reti sociali.

          Sin da ora i Salesiani di Pasil sono grati per le preghiere e il sostegno di tutti. La ricostruzione delle case vicine e della casa salesiana inizierà presto, grazie agli aiuti attesi.

          Per informazioni su come contribuire:

          http://dbfis.org/ 

          https://www.facebook.com/SDBFIS/ 

          Don Paradiang, SDB: +63 917 625 3787

          Centro Ispettoriale FIS: +63 32 346 5766

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          • Repubblica Democratica del Congo – Ritratto del piccolo Joseph
            Repubblica Democratica del Congo – Ritratto del piccolo Joseph

            (ANS – Lubumbashi) – “Joseph è arrivato a ‘Bakanja ville’, il centro salesiano di Lubumbashi dedicato alla prima accoglienza per i bambini di strada, a maggio scorso - racconta Delphine Morin, volontaria presso il medesimo centro -. È stato un ragazzo di strada, un ‘Kampopa’, come viene chiamato da queste parti, che lo ha trovato e lo ha portato al centro. Il bambino era ridotto malissimo: aveva continue crisi epilettiche, che lo lasciavano indebolito e spaurito, ed una brutta ferita alla tibia che gli impediva di camminare. La comunicazione con lui non era per niente facile: con un ritardo mentale, parlava a malapena e sembrava avere perennemente la testa tra le nuvole”.

             

            Con l’aiuto e il lavoro di molti, Joseph è guarito e ha preso a star bene presso il centro salesiano. A “Bakanja ville” gli è stata elaborata una cura per controllare e ridurre i suoi attacchi epilettici, finché non sono scomparsi.

            All’inizio Joseph risiedeva dentro la farmacia. Dormiva molto per riprendersi dagli attacchi epilettici e per permettere alla sua gamba di guarire. Un medico veniva volontariamente ogni settimana per fornirgli assistenza. Durante l’intera fase di recupero, la squadra di operatori sociali ha cercato di stabilire un dialogo con il bambino per ottenere informazioni sulla sua famiglia, ma, poco socievole per natura e a maggior ragione per il suo ritardo, Joseph insisteva solo nel ripetere “Mwambui” quando gli si chiedeva di sua madre (termine che in lingua locale fa riferimento ad una donna che ha avuto due gemelli).

            Un giorno Elie, un bambino da poco accolto presso il centro, ha dato ad uno degli educatori alcune informazioni fondamentali su Joseph: diceva di conoscere la madre, una venditrice ambulante al mercato di M'zee Kabila. Per giorni, gli assistenti sociali si sono messi alla sua ricerca, ma senza risultati. Intanto le settimane passavano e allora gli assistenti sociali di Bakanja Ville si sono rivolti al Ministero per gli Affari Sociali per il collocamento e la cura di Joseph a “Balou”, un centro di accoglienza per bambini con disabilità.

            Joseph, frattanto, era rifiorito: arrivato ferito e debilitato, era divenuto pieno di gioia e saltava; era ancora poco loquace, ma aveva affascinato tutti, tanto da divenire il beniamino di ciascuno: giovani e anziani, educatori, volontari… Finché la storia non si è ripetuta!

            Un nuovo arrivato a Bakanja Ville ha raccontato di conoscere Joseph e la sua famiglia, dei quali era stato vicino di casa. Gli assistenti sociali si sono rimessi in moto e alla fine sono riusciti a rintracciare la famiglia di Joseph! La quale era pronta a celebrare il funerale per il loro piccolo, credendolo ormai morto: il bambino si era allontanato da casa e non era stato più in grado di tornare indietro.

            Il giorno dopo la mamma è arrivata a Bakanja Ville: il riabbraccio con suo figlio è stato un momento bellissimo!

            Cosa sarebbe successo a Joseph se non fosse stato accolto a Bakanja Ville? Dove sarebbe oggi? Ogni giorno diamo il benvenuto a dozzine di bambini con storie simili a quella di Joseph. Il loro nome cambia ma la loro situazione rimane la stessa: sono bambini segnati dalla vita, abbandonati e ai margini della società, che vengono da noi per chiedere aiuto.

            Aiutiamoli. Aiutateci ad aiutarli.

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            • Spagna – Un movimento di solidarietà a favore dei poveri
              Spagna – Un movimento di solidarietà a favore dei poveri

              (ANS – Madrid) – È da poco passato il tempo di Natale, un periodo dell’anno molto significativo, in cui la Famiglia Salesiana intensifica l’impegno verso i più bisognosi. La maggior parte delle campagne di solidarietà sviluppate nelle ultime settimane sono appuntamenti tradizionali nelle case salesiane, ma sempre in grado di rinnovare speranze, di stabilire nuovi obiettivi e di perseverare nella missione affidata nei confronti dei giovani, preferibilmente quelli più poveri, e delle loro famiglie.

              Nelle scorse settimane, in collaborazione con la Caritas, sono state raccolte tonnellate di alimenti non deperibili e prodotti per l’igiene nella maggior parte delle case salesiane, attraverso le scuole, centri di pastorale giovanile e parrocchie.

              Da un estremo all’altro delle Ispettorie “Spagna-Maria Ausiliatrice” e “Spagna-San Giacomo Maggiore” è stato promosso il “Kilo Solidario”. “Apri la porta della solidarietà” è stato, ad esempio, il motto della casa salesiana di Cadice per la raccolta di oltre 8.000 chili di alimenti; mentre “seminatori di stelle” è stato quelle prescelto dal Centro Giovanile “Puertobosco” per la raccolta a favore delle famiglie più bisognose di Puertollano.

              Da segnalare anche la campagna “Alimenti per l’Africa”, pensata in favore della Sierra Leone, che ha raccolto 8.000 kili di generi alimentari nelle case di Deusto, Logroño, Pamplona, Azkoitia, Donostia, Rentería.

              Nelle presenze salesiane di Andalusia ed Extremadura è stata condotta la campagna “Potito Solidario”, mirata principalmente alla raccolta di prodotti per bambini, in particolare per neonati.

              Dalle Piattaforme di Educazione Sociale (PES) di Sant Boi, Martí-Codolar e Mataró è stata lanciata un’iniziativa di “patrocinio” nei confronti di quei bambini che, a causa della situazione economica delle loro famiglie, altrimenti non avrebbero ricevuto regali per “la Festa dei Re”, nel giorno dell’Epifania.

              C’è stato spazio anche per l’arte, con i progetti realizzati nei centri giovanili di Castiglia e León: grazie a quattro 4 festival realizzati a León, Valladolid, Villamuriel e Zamora, i giovani hanno potuto esprimere in modo artistico il loro impegno per un mondo migliore e organizzare anche una degustazione di prodotti del commercio equo per sensibilizzare le persone sul tema della povertà e delle disuguaglianze.

              Altri esempio di iniziative solidali realizzate nelle realtà salesiane della Spagna per Natale sono state la settimana solidale di Huesca o la sonata benefica di “zambomba” a Huelva, organizzata dal Centro Giovanile salesiano “Carabela” a vantaggio del Banco Alimentare.

              {gallery}Spagna - Solidarieta Natale 2017{/gallery}

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              • Italia – “150 giovani in cerca d’autore”. Il Borgo Ragazzi Don Bosco a sostegno dei giovani
                Italia – “150 giovani in cerca d’autore”. Il Borgo Ragazzi Don Bosco a sostegno dei giovani

                (ANS – Roma) – Per contrastare la dispersione scolastica l’opera salesiana “Borgo Ragazzi Don Bosco” di Roma, in collaborazione con l’associazione “Rimettere le ali Onlus” è in procinto di avviare la campagna “150 giovani in cerca d’autore”: un’iniziativa che punta ad offrire aiuto e sostegno a 150 ragazzi che vivono in condizione di disagio familiare, economico e sociale, grazie all’aiuto di benefattori.

                Sebbene la dispersione scolastica in Italia sia in diminuzione e il tasso di abbandono sia passato dal 14,7% nel 2015 al 13,8% del 2016, (fonte Eurostat) il rischio di dispersione scolastica persiste ancora, laddove si vivono condizioni di disagio. Questo evidenzia due aspetti: il primo è che la lotta alla dispersione scolastica sta dando i suoi frutti, e il secondo evidenzia la necessità di continuare ad agire in maniera mirata sui territori che si trovano in condizioni di disagio. Com’è il caso del territorio periferico in cui sorge il Borgo Ragazzi Don Bosco, segnato da diversi tipi di povertà, non solo quella economica.

                “Il Borgo Ragazzi Don Bosco pertanto, si impegna a coinvolgere e ricercare nuovi benefattori che possano diventare autori attivi del cambiamento e del futuro dei giovani in difficoltà – hanno affermato in una nota i promotori dell’iniziativa –. Il sostegno dei benefattori diventa estremamente prezioso, se non indispensabile, per poter portare avanti i progetti e offrire i servizi che le istituzioni spesso non riescono a sostenere adeguatamente”.

                Per il lancio della campagna il Borgo Ragazzi Don Bosco e l’associazione “Rimettere le Ali Onlus” hanno organizzato per domani, venerdì 12 gennaio, uno spettacolo di teatro sociale ad ingresso libero (Teatro Filippo Smaldone di via Prenestina 382, Roma ore 20.30).

                Nato nel 1948 per accogliere gli “sciuscià”, ovvero gli orfani del secondo dopoguerra, il “Borgo Ragazzi” continua ad accogliere, ancora oggi, ragazzi in difficoltà sociali, economiche e/o familiari. Opera nel contesto territoriale di Roma Est (Municipi IV, V, VI), definito ad alto rischio dal Ministero dell’Interno, per le presenza di un’alta incidenza di cittadini che vivono in un’emblematica condizione di disagio sociale (difficoltà di integrazione culturale, forte disoccupazione, alta percentuale di dispersione scolastica, alto tassi di criminalità minorile). Anche l’ultimo rapporto del Comune di Roma rappresenta questa zona della Capitale come quella con la più alta percentuale di disagio sociale.

                Per ulteriori informazioni, visitare il sito: http://borgodonbosco.it/ 

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                • Brasile – “L’oratorio festivo è un patrimonio educativo e pastorale della Chiesa”. L’arcidiocesi di Belém avvierà oratori festivi
                  Brasile – “L’oratorio festivo è un patrimonio educativo e pastorale della Chiesa”. L’arcidiocesi di Belém avvierà oratori festivi

                  (ANS – Belém) – Creato da san Filippo Neri (1515-1595) a Roma e ripensato e rilanciato da Don Bosco a Torino, entrambi sacerdoti diocesani, l’oratorio festivo arriverà presto in molte parrocchie dell’arcidiocesi di Belém, Brasile.

                  L’oratorio festivo è un’esperienza educativa ed evangelizzatrice per bambini e giovani basata sull’informalità, che si realizza attraverso la promozione dello sport, del tempo libero e dell’intrattenimento sano e sicuro. Secondo Don Bosco, l’obiettivo dell’oratorio è formare “buoni cristiani e onesti cittadini”.

                  L’oratorio festivo raggiungerà presto le parrocchie dell’arcidiocesi di Belém, come strategia per avvicinare i giovani al fine di promuovere la loro formazione umana e l’evangelizzazione. Tale attività educativo-pastorale fa parte del Progetto per il Settore Giovanile dell’arcidiocesi di Belém, ideato dal vescovo ausiliare di Belém, il salesiano mons. Antonio de Assis, incaricato di accompagnare la gioventù e referente per la Regione Nord II.

                  L’obiettivo del Settore Giovanile dell’arcidiocesi è far nascere 50 oratori festivi nel 2018 nelle più diverse aree della regione metropolitana, specialmente nelle comunità delle periferie dove è diffuso un alto tasso di criminalità minorile e giovanile; attualmente già si può contare sull’adesione di 25 parrocchie. Affinché le attività possano essere svolte in sicurezza e con la necessaria preparazione, è attualmente in corso un programma di tre riunioni di formazione per gli animatori volontari.

                  Durante il secondo incontro di formazione, svoltosi sabato 6 gennaio, erano presenti 96 volontari, giovani e adulti, in rappresentanza di varie parrocchie, nuove comunità di vita consacrata e comunità religiose. Presenti anche quattro sacerdoti e cinque religiose.

                  In quell’occasione don Josué Nascimento, SDB, ha parlato degli aspetti storici dell’oratorio, a partire da san Filippo Neri e da Don Bosco; mentre nel pomeriggio, mons. de Assis ha riflettuto sugli aspetti educativi e pastorali dell’oratorio festivo, concludendo poi l’assise con una celebrazione eucaristica.

                  Secondo l’arcivescovo, ideatore di questo progetto, “questa attività [l’oratorio, NdR] non è un’esclusiva della Congregazione salesiana e sarà un importante forma di riscatto di un patrimonio diocesano che era andato perduto. Ricordiamoci che sia san Filippo Neri, sia Don Bosco erano sacerdoti diocesani. In effetti, l’oratorio festivo è un patrimonio educativo e pastorale della Chiesa. I giovani sono entusiasti di questo progetto e nutrono grandi aspettative”.

                  • Brasile
                  • BMA
                  • Vescovi
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                  • Antônio de Assis Ribeiro


                  • Spagna – L’Ispettoria “Spagna-San Giacomo Maggiore” avvia la campagna vocazionale 2018
                    Spagna – L’Ispettoria “Spagna-San Giacomo Maggiore” avvia la campagna vocazionale 2018

                    (ANS – Madrid) – La Famiglia Salesiana si sta preparando alla celebrazione della festa di san Giovanni Bosco, il prossimo 31 gennaio. Attraverso attività religiose, sportive e culturali le case salesiane promuovono la figura del Santo dei Giovani. Uno dei consueti appuntamenti di quest’epoca in Spagna è la campagna vocazionale, con la quale i Salesiani intendono invitare i giovani a riflettere sul senso della loro vita e della loro vocazione, al matrimonio, alla vita consacrata o al sacerdozio.

                    L’Ispettoria “Spagna-San Giacomo Maggiore” (SSM), con sede a Madrid, ha presentato la campagna vocazionale 2018, sviluppata attorno al motto “La felicità inizia con la fede”. L’idea viene dal tema pastorale dell’anno: “Il sapore della felicità”. “Al di là del gioco di parole, l’obiettivo della campagna è ricordare a tutti i credenti che la fede non è un peso o un carico da sopportare nella vita, ma un dono, che, assunto nella propria vocazione, può riempire di felicità tutta la vita”, spiega don Xabier Camino, Delegato ispettoriale per l’Animazione Vocazionale.

                    La Delegazione di Animazione Vocazionale dell’Ispettoria ha preparato una serie di risorse affinché le case salesiane possano diffondere la campagna nei loro rispettivi ambienti: scuole, centri giovanili, piattaforme sociali…  Il sito SerSalesiano offre materiali per l’accompagnamento, preghiere, celebrazioni, momenti di convivialità… Sono molte e diverse le opportunità per avvicinare i bambini e i giovani al tema esistenziale della loro vocazione.

                    La campagna ha previsto anche dei materiali per la formazione delle persone che fanno parte della comunità educativa nelle opere salesiane. Come afferma don Camino: “la creazione di un’autentica cultura vocazionale richiede a tutti noi, Salesiani e laici, di favorire e aver cura di un ambiente di evangelizzazione permanente nelle nostre opere, affinché ogni giovane abbia la possibilità di sviluppare naturalmente la propria vocazione, vivendola come parte intrinseca della vita del credente e, quindi, della sua progressiva maturazione nella fede”.

                    Il Salesiano ricorda anche che “la vocazione è un dono personale che Dio fa a tutti noi”. Non è “un privilegio per pochi eletti, perché tutti siamo chiamati ad essere felici, scoprendo e vivendo il sogno che Dio ha per ognuno di noi, i suoi figli”. Tuttavia, chiarisce, “la vocazione è anche una responsabilità che ci impone di prenderci cura della nostra vita di fede, di intensificare i nostri momenti di preghiera, di coltivare la celebrazione dei sacramenti, di rafforzare il nostro impegno apostolico per gli altri…”.

                    Nel video di presentazione della campagna viene illustrato come la fede sia il primo passo per intraprendere il cammino della vocazione nella vita e raggiungere la felicità. Un percorso improntato alla condivisione con gli altri, alla generosità, alla lealtà, al sacrificio, alla pazienza, all’amore… L’idea veicolata dalla campagna è che una risposta generosa alla vocazione porta alla felicità, e per questo è fondamentale chiedersi cosa Dio vuole da ciascuna persona. Il video si conclude con una domanda che incoraggia il giovane a riflettere su questa domanda: “Qual è la tua strada?”.

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                    • Italia – In memoria di don Pietro Zago, SDB
                      Italia – In memoria di don Pietro Zago, SDB

                      (ANS – Perosa Argentina) – Ha avuto un grande impatto nella Congregazione Salesiana, specialmente in Asia-Oceania, la morte di don Pietro Zago, missionario salesiano scomparso lo scorso 28 dicembre 2017 a Perosa Argentina, nei pressi di Torino, dove si era ritirato da pochi mesi a motivo del peggioramento della sua salute, dopo una vita spesa per i ragazzi e giovani più bisognosi in diverse nazioni del mondo.

                      “Era un uomo di preghiera, un devoto figlio di Maria. Era Don Bosco in mezzo ai giovani” dice di lui don David Buenaventura, dalle Filippine, dove don Zago servì per oltre 25 anni, divenendo dal 1992 al 1997 anche primo Superiore dell’Ispettoria delle Filippine Sud (FIS).

                      “Non pochi hanno espresso il desiderio di seguire Gesù nella vita consacrata vedendo il suo stile di vita allegro e gioioso. Io sono uno di questi che, affascinati dalla sua risata e dal rosario sempre pendente, si è trasferito a vivere con la comunità salesiana guidata da questo amorevole padre” dichiara don Samuel Adnan Ghouri, il secondo sacerdote salesiano pakistano.

                      Gli fa eco mons. Patrick Buzon, SDB, vescovo di Bacolod, sempre nelle Filippine: “la nostra più profonda gratitudine verso il nostro fondatore dell’Ispettoria FIS e della missione in Pakistan. A livello personale, grazie, caro don Peter, per avermi accompagnato con pazienza! Goditi la tua meritata ricompensa nella casa del Padre e prega per noi”.

                      “Don Peter non starà riposando… nemmeno in Paradiso. Sarà impegnato a creare un nuovo Centro di Formazione Professionale o un altro oratorio per i poveri… Resta un vero modello per tutti noi”, afferma con arguzia mons. Luciano Capelli, SDB, vescovo di Gizo, Isole Salomone.

                      “Fu lui ad avviare il lavoro presso la Scuola Tecnica Salesiana di Vunabosco. Ancora oggi viene ricordato dai primi allievi e dalla gente di Rabaul. Che riposi in pace!” aggiunge mons. Francesco Panfilo, SDB, arcivescovo di Rabaul, Papua Nuova Guinea.

                      Dei suoi quasi 83 anni di vita don Zago ne ha spesi 62 come missionario, servendo i giovani di India, Indonesia, Timor Est, Filippine, Papua Nuova Guinea, e infine Pakistan – dove spese gli ultimi 18 anni della sua vita, fondò le due opere attualmente presenti nel paese (Quetta e Lahore) e contribuì alacremente al sostegno di rifugiati e poveri e alla ricostruzione dei villaggi dopo il sisma del 2005 e le alluvioni del 2010.

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