Te encuentras en:

Visita de la Urna: Reliquia de San Juan Bosco

Noticias
ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • Nigeria – Una preghiera per la pace per un Paese in subbuglio
    Nigeria – Una preghiera per la pace per un Paese in subbuglio

    (ANS – Iju-Ishaga) – Sulla scia delle proteste contro la brutalità delle forze dell’ordine, i giovani del Centro Giovanile “Don Bosco” di Iju, nei pressi della megalopoli di Lagos – la città più grande del continente, con oltre 20 milioni di persone – si sono riuniti per un momento di preghiera per invocare da Dio i doni della pace, della giustizia e della riconciliazione, e per esprimere solidarietà con le vittime di Lekki, un casello autostradale nei pressi di Lagos dove nella notte tra il 20 e il 21 ottobre diversi giovani impegnati nelle proteste contro la polizia sono rimasti uccisi.

    “Se vogliamo vedere quella grande Nigeria che tutti sogniamo, noi salesiani dobbiamo fare di più nel rendere consapevoli e formare criticamente i nostri giovani, e perché si impegnino attivamente e positivamente nella politica” ha affermato don Ekugbah Chikezie, SDB, salesiano nigeriano, che ha preso parte al momento di preghiera e solidarietà.

    Secondo quanto riportato dall’Agenzia Fides, il motivo degli ultimi avvenimenti sanguinosi e delle proteste è da ricercarsi nell’uccisione extragiudiziale di un giovane nigeriano per mano della “Squadra Speciale Anti-Rapina” (SARS), che è stata ripresa in video e che già ai primi del mese di ottobre è diventata virale sulle reti sociali in Nigeria. L’unità di polizia della SARS, a motivo dell’abuso della legge più volte riscontrato, era già particolarmente indigesta a buona parte della popolazione.

    Così i manifestanti che utilizzavano #EndSARS come hashtag sulle reti sociali sono scesi in piazza, chiedendo che l’unità speciale venisse sciolta e la polizia profondamente riformata; che venissero perseguiti gli ufficiali responsabili dell’uccisione di nigeriani disarmati e fossero risarcite le famiglie delle vittime.

    Ma le richieste dei manifestanti si sono rapidamente estese a un'ampia critica alla corruzione, all'incompetenza e all'impunità del governo, mentre continuano le violazioni dei diritti umani e il malessere economico in Nigeria.

    Dopo giorni di proteste il governo ha deciso di sciogliere la SARS, ma il 13 ottobre, il capo della polizia in Nigeria ha annunciato la formazione di una nuova unità di polizia, la “Special Weapons and Tactics” (SWAT), che dovrebbe svolgere i compiti che erano stati affidati alla disciolta SARS. Secondo molti, però, si tratta solo di un cambio di nome della vecchia unità, le manifestazioni ancora proseguono e in molti Stati della federazione nigeriana è stato imposto il coprifuoco.

    Anche Papa Francesco dopo l’Angelus di domenica 25 ottobre ha espresso preoccupazione per la situazione in Nigeria. “Seguo con particolare preoccupazione le notizie che giungono dalla Nigeria – ha detto il Pontefice –. Preghiamo il Signore affinché si eviti, sempre, ogni forma di violenza nella costante ricerca dell’armonia sociale attraverso la promozione della giustizia e del bene comune”.

    {gallery}Preghiera per la pace in Nigeria{/gallery}

    • Nigeria
    • Preghiera
    • Pace


    • Messico – Il Delegato del Rettor Maggiore per la Famiglia Salesiana: “Credere e continuare a credere nella Famiglia Salesiana”
      Messico – Il Delegato del Rettor Maggiore per la Famiglia Salesiana: “Credere e continuare a credere nella Famiglia Salesiana”

      (ANS – Guadalajara) – Il dono della Famiglia Salesiana per la Chiesa e i giovani di oggi è stato il tema guida che ha riunito, in modalità digitale, oltre 250 membri dei diversi gruppi della Famiglia Salesiana della Regione Interamerica. Il raduno online è avvenuto nell’ambito del progetto “Siamo nella stessa barca”, un progetto ispirato dal Sistema Preventivo e promosso dall’Associazione dei Salesiani Cooperatori già prima dell’arrivo di Covid-19, volto a salvare vite e anime attraverso azioni di assistenza sanitaria e la messa in pratica dei valori evangelici.

      All’appuntamento hanno preso parte anche il Delegato del Rettor Maggiore per la Famiglia Salesiana, don Joan Lluís Playá, il Consigliere Regionale per l’Interamerica dei Salesiani di Don Bosco, don Hugo Orozco, diversi delegati della Famiglia Salesiana, e membri di ciascuno dei 15 gruppi che compongono la Regione.

      Durante il raduno il Consigliere Mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori per la Regione Interamerica, Francisco Burciaga, oltre a ringraziare la presenza dello speciale ospite e dei Delegati per i tanti Salesiani Cooperatori, ha sottolineato che “la missione più importante della Famiglia Salesiana è sempre stata quella di preservare e rafforzare lo spirito di famiglia. Per questo è importante conoscersi, formarsi, pregare e lavorare insieme”.

      Successivamente il Delegato del Rettor Maggiore per la Famiglia Salesiana ha invitato l’uditorio a riflettere sulla situazione attuale della Famiglia Salesiana nel mondo, ha messo in evidenza vari elementi della Carta d’Identità Carismatica e la nuova versione del libro della Famiglia Salesiana, la quale, ha aggiunto, è chiamata a “non rimanere in una posizione di mantenimento di ciò che già ha, ma ad andare oltre, essendo una Chiesa in uscita e per andare incontro ai nostri destinatari”.

      Le Salesiane Cooperatrici Alejandra Salazar ed Elizabeth Gamarra, Delegate per la Famiglia Salesiana rispettivamente nelle Ispettorie del Messico-Guadalajara e degli Stati Uniti Ovest, hanno poi animato un dialogo fraterno per dare sviluppo ai punti sollevati da don Playá, evidenziando la ricchezza della Famiglia Salesiana per la Chiesa e per i giovani.

      A chiusura di questo momento fraterno, don Playá ha invitato la Famiglia Salesiana presente a “crescere nell'Identità, curare la qualità della presenza, agire con una visione di trasformazione e animare la vita di comunione: tutte cose che riassumo nella frase ‘credere e continuare a credere nella Famiglia Salesiana’”.

      • Messico
      • Famiglia Salesiana


      • Italia – Buoni Cristiani e Onesti Cittadini, nel cuore di Roma, al servizio dei senzatetto
        Italia – Buoni Cristiani e Onesti Cittadini, nel cuore di Roma, al servizio dei senzatetto

        (ANS – Roma) – L’impegno salesiano nel contrasto a Covid-19 è un’iniziativa globale tanto quanto la pandemia, che non ha lasciato indifferente alcuna Ispettoria o realtà salesiana nel mondo. Questo è vero non solo nelle estreme periferie della Congregazione, ma anche alla sua base: presso l’opera “Sacro Cuore” di Roma, che ospita la Sede Centrale Salesiana, i giovani dell’oratorio salesiano, in collaborazione con l’organizzazione di volontariato internazionale “Serve the City”, hanno distribuito lo scorso venerdì dei kit sanitari per la prevenzione dei contagi da coronavirus ai senzatetto che popolano l’area circostante la stazione Termini.

        Mentre Covid-19 è tornato a sferzare con maggior vigore i Paesi europei, e di nuovo, come in primavera, le autorità italiane hanno emanato provvedimenti e limitazioni per invitare a restare a casa, diversi ragazzi e ragazze, mossi dal carisma salesiano (buoni cristiani) e dall’impegno civico (onesti cittadini), hanno perlustrato le strade del centro di Roma per dare una speranza di aiuto a chi una casa dove ripararsi non ce l’ha.

        Nei giorni dal 19 al 24 ottobre i volontari di “Serve the City – Roma” hanno attivato una campagna di raccolta di prodotti anti-contagio, realizzata attraverso le reti sociali e il passaparola; per la raccolta dei materiali hanno potuto contare anche sulle strutture dell’opera “Sacro Cuore” e dell’oratorio-centro giovanile salesiano, che viene coordinato da don Francisco Santos. Così, grazie alla solidarietà di tanti singoli cittadini, italiani e stranieri, è stato possibile assemblare oltre un centinaio di “kit sanitari” contenenti ciascuno un flaconcino di igienizzante, due mascherine e dei pacchi di fazzoletti umidificati e fazzolettini di carta.

        Nella serata di venerdì 23 ha poi avuto luogo la distribuzione ai senzatetto, guidata dai ragazzi e le ragazze dell’oratorio “Sacro Cuore” di Roma, che ogni venerdì sera, nell’ambito delle attività del percorso “La Banca dei Talenti”, escono per strada per distribuire cibo e bevande ai bisognosi, e che per questo possono vantare già una buona conoscenza delle persone della zona, delle loro storie e necessità.

        “Lo spirito della nostra organizzazione, nata in Belgio circa 15 anni fa e poi diffusasi in tante realtà del mondo, è lavorare in collaborazione con le organizzazioni che già sono presenti sul territorio. Il nostro interesse, infatti, non è sostituire nessuno, ma creare connessioni tra risorse e bisogni” spiega Caterina Berardi, coordinatrice di “Serve the City – Roma”.

        In linea con il tema anche del Forum Internazionale di “Serve the City”, realizzato sempre nel fine-settimana appena trascorso, la distribuzione di kit e dei pasti è avvenuta all’insegna del motto “Spread Kindness” (Diffondi la gentilezza). “Il servizio reso ci ha permesso di rispondere alle persone più vulnerabili tra quelli che vivono in strada: anziani, donne e quanti tra italiani e stranieri erano in situazione di maggiore urgenza, date le condizioni. Senza dimenticare che l’intenzione profonda in verità non è solo andare in strada per nutrirli, ma offrire attenzione, scambiare una parola, creare amicizia” aggiunge ancora Caterina.

        Data la felice esperienza realizzata i volontari di entrambe le realtà hanno deciso di rinnovare il loro impegno a cooperare in favore di chi vive per strada, realizzando nuove spedizioni per aiutarli a fronteggiare l’emergenza Covid-19 e il freddo del prossimo inverno.

        Gian Francesco Romano

        {gallery}ICC - Servizio ai senzatetto 2020{/gallery}

        • Italia
        • Sacro Cuore
        • ICC ITALIA CIRCOSCRIZIONE CENTRALE
        • Coronavirus
        • Solidarietà


        • Spagna – “Misiones Salesianas” si unisce al Patto Educativo Globale proposto da Papa Francesco
          Spagna – “Misiones Salesianas” si unisce al Patto Educativo Globale proposto da Papa Francesco

          (ANS – Madrid) – Più di 258 milioni di bambini in tutto il mondo non vanno a scuola. Più di 1 miliardo di persone non sa se le loro le aule riapriranno dopo la pandemia e circa 24 milioni non torneranno più a scuola dopo le chiusure dovute al coronavirus. Tutto questo sta accadendo mentre Papa Francesco chiede un Patto Globale per l’Educazione.

          L’educazione dei bambini è la prima e migliore risposta contro la povertà. “Un bambino che va a scuola avrà strumenti e opportunità per il futuro. Acquisirà conoscenze che lo aiuteranno a trovare un lavoro migliore e una migliore qualità di vita. Si sposerà più tardi, sarà un genitore più responsabile e vorrà che i suoi figli vadano a scuola. Conoscerà anche i suoi diritti e non lascerà che vengano abusati, e parteciperà ai processi decisionali nella sua comunità o paese. È un circolo virtuoso che inizia con una matita, una lavagna e una scuola”, spiega don Eusebio Muñoz, Responsabile di “Misiones Salesianas”, la Procura Missionaria salesiana di Madrid.

          “L’educazione è al servizio di quel cammino perché ogni essere umano possa essere artefice del proprio destino” avverte papa Francesco nella sua ultima enciclica Fratelli Tutti.

          “Misiones Salesianas” ritiene che l'educazione significhi far sognare un futuro pieno di speranza. “Ci impegniamo per un’educazione integrale dei bambini, soprattutto dei più vulnerabili, affinché abbiano delle opportunità nella vita” aggiunge don Muñoz. Per questo motivo, l’istituzione salesiana aderisce al Patto Globale per l’Educazione proposto dal Papa, che invita a guardare oltre. Perché l’educazione ha una dimensione di cittadinanza globale per creare un mondo dove tutti abbiano un proprio posto e dove le persone e la Casa Comune sono curate. “Oggi più che mai è necessario unire gli sforzi per un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare la frammentazione e le opposizioni e di ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”, ha detto il Papa quando ha lanciato la proposta di un Patto Educativo Globale.

          La pandemia oggi costituisce una nuova grande sfida nella lotta alla povertà e per l’accesso all’educazione. Più di 100 milioni di persone cadranno nella povertà estrema a causa della crisi sanitaria. Milioni di persone non avranno più opportunità per il loro futuro. “Misiones Salesianas”, ancora una volta, rivendica il potere dell’educazione per combattere la povertà e cambiare il futuro di milioni di persone.

          Mamadou, Raj, Grace, Tonmoy, Elena, Jon… Loro conoscono il potere delle matite e dei libri. Sono alcuni degli oltre 2,3 milioni di bambini e giovani che ricevono educazione nei centri educativi salesiani di tutto il mondo. Ma, soprattutto, sono bambini e giovani che guardano al presente con speranza.

          • Spagna
          • Procure Missionarie
          • Misiones Salesianas
          • Educazione


          • Libano – L’impegno salesiano per alleviare le ferite fisiche e morali dei rifugiati
            Libano – L’impegno salesiano per alleviare le ferite fisiche e morali dei rifugiati

            (ANS – Beirut) – Nel Libano multiconfessionale, colpito dalla tragedia dell’esplosione al porto di Beirut del 4 agosto scorso, la prossimità dei salesiani verso chi più soffre si concretizza in molti modi: aiutando nella ricostruzione, così come ospitando per una settimana di svago le famiglie più povere e traumatizzate.

            Ad Al Fidar, sulla costa, a circa 30 chilometri dalla capitale, salesiani lavorano con giovani di tutte le età e provenienze, con un’offerta diversificata di attività legate all’oratorio e al volontariato. Adesso la loro missione si è intensificata.

            “Sappiamo che le famiglie che vivono vicino al porto, e anche quelle dei campi profughi, lontane da lì, continuano ad avere paura. Lo shock è stato forte e noi facciamo di tutto per portare un po’ di gioia e far dimenticare loro il rumore assordante di quell’esplosione che somigliava a quello delle bombe”, racconta don Zakerian, missionario salesiano siriano, Direttore del centro di El Houssoun, Libano.

            Secondo i dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ammontano a 200mila le famiglie le cui abitazioni sono state seriamente compromesse in seguito all’incidente di enormi proporzioni. Molte hanno visto crollare la propria casa, altre sono state trasferite perché la loro casa è inagibile. Per non parlare di chi già viveva in condizioni precarie nei campi di accoglienza: tra i ragazzi che frequentano l’oratorio ci sono diversi rifugiati siriani, iracheni e palestinesi.

            Per questo i salesiani hanno deciso di aiutarli a superare il trauma offrendo loro un’occasione di svago e di comunità, invitando a turno diverse famiglie a trascorrere una settimana nella loro casa di El Houssoun.

            “Lo abbiamo fatto per far riposare queste persone – racconta – soprattutto i bambini, ed allontanarli dalla tensione che ancora si respira a Beirut dal giorno dell’esplosione… La pena maggiore è vedere le ripercussioni sui più fragili: le famiglie di rifugiati siriani ed iracheni che abitano nelle vicinanze del porto; le persone rimaste ferite fisicamente e toccate psicologicamente dall’evento” spiega ancora don Zakerian.

            “Non si tratta solo di danni materiali, quanto di ripercussioni morali: ferite profonde, psichiche, inflitte ad una popolazione che comprende anche profughi siriani e iracheni, fuggiti dalle ‘loro guerre’, e che in Libano si sono ritrovati coinvolti da un altro dramma”, aggiunge.

            Il salesiano ha in mente, ad esempio, Suray, rifugiato iracheno, che per scappare dal luogo dell’esplosione è rimasto ferito ad una gamba. “Questo ragazzino ha paura che possa ripetersi ancora un atto violento come quello; è scappato dall’Iraq con la sua famiglia per via della guerra e ora la guerra sembra seguirlo”, spiega.

            Al tempo steso, le attività dei salesiani riguardano anche la ricostruzione materiale delle case danneggiate: “con i gruppi dei volontari locali siamo andati fin dai primi giorni a cercare di riparare i vetri delle finestre andate in frantumi: la gente non poteva stare con i vetri rotti”.

            Fonte: Popoli e Missione

            • Libano
            • MOR MEDIO ORIENTE
            • Rifugiati


            • Mongolia – I parrocchiani di Shuwuu sono grati per la nuova chiesa
              Mongolia – I parrocchiani di Shuwuu sono grati per la nuova chiesa

              (ANS – Shuwuu) – Dal 2016, la Prefettura Cattolica della Mongolia ha affidato ai salesiani della Delegazione della Mongolia l’incarico di una località rurale chiamata Shuwuu, a circa 40 km dalla capitale Ulanbaatar. In precedenza, fin dai primi tempi della missione cattolica, Shuwuu era stata affidata alle Suore Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, con un’opera sociale, un asilo e uno spazio da dedicare all’agricoltura. Poi, il compianto vescovo Venceslao Padilla, scomparso nel 2018, ha affidato questa promettente comunità ai salesiani.

              Negli ultimi 4 anni questa piccola comunità cattolica è cresciuta lentamente grazie alla cura di due salesiani, don Mário Gaspar dos Santos, missionario timorense, e don Jaroslav Vracovský, missionario originario della Repubblica Ceca. In questi anni, sono stati 76 i parrocchiani che si sono impegnati, anche a fatica, a trovare un luogo di culto adeguato, dato che la popolazione locale non poteva permettersi di costruirlo con i propri mezzi. Ora, finalmente, hanno a loro disposizione una nuova chiesa.

              La parrocchia non è solo un luogo di preghiera o di catechesi: c’è anche un oratorio per i bambini e i giovani del luogo. Inoltre, per la popolazione locale la comunità cattolica di Shuwuu offre acqua potabile e mette a disposizione anche alcune docce. La parrocchia di Shuwuu, dunque, è aperta al servizio di tutta la popolazione dell’area.

              La migliore espressione di gratitudine per questa nuova chiesa, ormai quasi completata, viene da uno dei membri più anziani della parrocchia: “Sono così grato a Dio per la nostra nuova bella Chiesa – ha detto –. Presto, il nostro Vescovo la benedirà e diventerà una vera Chiesa, dove ascolteremo la Parola di Dio, impareremo da Lui e la diffonderemo in tutto il mondo”.

              A nome di tutti i confratelli, don Paul Leung, Delegato per la Mongolia, ha espresso la sua gratitudine verso tutti i benefattori. “Cari amici – ha scritto – se la costruzione della nuova chiesa sta terminando è anche grazie a voi. Siamo grati a tutti i donatori e crediamo che anche in futuro ci sosterrete come avete fatto fin dall’inizio. Che Dio vi benedica tutti”, ha proseguito don Leung. Si sono rallegrati, insieme al Delegato, anche tutti i parrocchiani, che pregano ora affinché giungano nuovi missionari in Mongolia.

              I salesiani e tutti i cattolici della Mongolia, intanto, hanno voluto esprimere la propria gioia anche per l’arrivo nel Paese di mons. Giorgio Marengo, vescovo e missionario italiano nominato lo scorso aprile da Papa Francesco prefetto apostolico di Ulanbaatar.

              • Mongolia
              • Missioni
              • VIE VIETNAM


              • Cile – Di fronte alla violenza, l’Arcivescovo di Santiago e l’Ispettore dei Salesiani invitano al dialogo
                Cile – Di fronte alla violenza, l’Arcivescovo di Santiago e l’Ispettore dei Salesiani invitano al dialogo

                (ANS – Santiago) – Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre, le chiese dedicate a Maria Assunta e a San Francesco Borgia nel centro di Santiago sono state attaccate da manifestanti locali: la chiesa dell’Assunta è stata totalmente distrutta, mentre la seconda, la cappella istituzionale dei Carabinieri, è stata danneggiata, ma è stata salvata dall’intervento dei Vigili del Fuoco. Gli attentati sono avvenuti nel primo anniversario della mobilitazione sociale iniziata con marce e scontri che hanno lasciato migliaia di feriti e trenta morti e hanno messo in crisi il governo di Sebastián Piñera. L’arcivescovo di Santiago, mons. Celestino Aós, e l’Ispettore dei Salesiani del Cile, don Carlo Lira, così si sono espressi in materia.

                Non giustifichiamo mai la violenza – ha dichiarato mons. Aós –. La violenza è cattiva, e chi semina violenza raccoglie distruzione, dolore e morte. Già un anno fa abbiamo subito un’esplosione di violenza che ci ha causato così tanto dolore personale e così tanta distruzione materiale che pensavamo che sarebbe stata una lezione amara e forte. Ci è costato ricostruire le nostre strutture, e ha richiesto un costante sacrificio e disagio ai più poveri; la vita è stata resa più dolorosa per loro.

                I poveri sono i più danneggiati. Speravamo che queste azioni e queste immagini non si ripetessero. Oggi soffriamo di nuovo di azioni violente e di immagini vandaliche. Ci rattrista la distruzione dei nostri templi e di altri beni pubblici; ma sentiamo soprattutto il dolore di tanti cileni. Persone di pace e generose. Queste immagini non solo colpiscono e feriscono il Cile, ma colpiscono e feriscono anche in altri Paesi del mondo, specialmente i nostri fratelli cristiani”.

                Da parte sua, don Lira ha commentato: “In Cile ci sono alcuni gruppi che hanno a che fare con il ‘decostruzionismo’, con l’ideologia di genere, il femminismo e le filosofie estremiste, che vogliono attaccare la Chiesa per il fatto di rappresentare un tipo di valori tradizionali, per il fatto che il Vangelo è una parte importante della struttura della società occidentale e della sua eredità culturale.

                Altri sono indifferenti, in quanto atei o agnostici, e non hanno alcun un concetto metafisico di fede, che gli permette indifferenza davanti agli atti di profanazione.

                Ma forse la cosa più grave è che in Cile stiamo perdendo la capacità di dialogo; la nostra società è diventata così polarizzata che oggi la violenza è legittimata come mezzo di espressione e di raggiungimento degli obiettivi desiderati. La diffidenza verso tutto e tutti, in particolare verso le istituzioni politiche, economiche, di sicurezza e religiose, significa che non esistono validi canali di espressione e di dialogo.

                Oggi abbiamo la grande sfida di accompagnare queste legittime preoccupazioni per ottenere una maggiore giustizia ed equità, ma anche di dimostrare che è possibile farlo attraverso il dialogo e gli accordi e la ricerca del bene comune, e che la violenza non sarà mai la via per ottenere la pace” ha concluso. 

                • Cile
                • CIL CILE
                • Violenze
                • Vescovi


                • Uganda – L’ONU rende merito al lavoro dei missionari salesiani a Palabek per la produzione di mascherine durante la pandemia
                  Uganda – L’ONU rende merito al lavoro dei missionari salesiani a Palabek per la produzione di mascherine durante la pandemia

                  (ANS – Palabek) – La produzione e la distribuzione di oltre 24.000 mascherine nel campo per rifugiati di Palabek, nel nord dell’Uganda, è valso ai missionari salesiani il riconoscimento dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Il simbolico diploma dà ancora più valore al lavoro dei salesiani in mezzo ai circa 56.000 rifugiati presenti nel campo, per lo più donne e bambini fuggiti dalla guerra in Sudan del Sud.

                  Già ben prima che arrivasse il coronavirus, le condizioni di vita a Palabek non erano facili: la distribuzione di cibo era scarsa e c’erano difficoltà di accesso all’acqua potabile. Con l’arrivo della pandemia tutto è diventato ancora più complicato. La quantità di cibo consegnato ai rifugiati una volta al mese è stata ridotta del 30%; le lezioni e le attività sono state sospese e sono cominciati a comparire episodi di violenza, alcolismo e gravidanze adolescenziali.

                  Da marzo i missionari salesiani sono rimasti a condividere questo particolare e complicato confinamento con tutti gli altri ospiti del campo. In un’area di 400 chilometri quadrati e con più di 25.000 bambini e ragazzi, l’obiettivo è sempre rimasto quello di realizzare azioni concrete in loro favore.

                  La Scuola Tecnica Don Bosco, inaugurata nel gennaio 2019, ha continuato ad operare grazie al progetto di realizzazione di mascherine. Anche se con risorse materiali molto limitate, alcuni giovani volontari del laboratorio di cucito hanno iniziato a realizzare questi fondamentali dispositivi di protezione.

                  Solo nei primi mesi della pandemia sono state distribuite più di 10.000 maschere alla popolazione rifugiata e al personale amministrativo dell’insediamento. Il Ministro per i Rifugiati dell’Uganda, Hilary Onek, ha visitato l’insediamento a luglio e ha elogiato il progetto salesiano. “Il Centro Don Bosco è stato molto innovativo e pioniere nella produzione di mascherine non solo nell’insediamento, ma in tutta la nazione”, ha detto.

                  I missionari salesiani sono stati coinvolti in questa iniziativa e in altre iniziative per aiutare la popolazione: distribuzione di sementi, di prodotti per l’igiene, di abiti. “Abbiamo dovuto ricominciare quasi da zero a Palabek”, ha sottolineato il missionario salesiano di origini uruguayane don Ubaldino Andrade.

                  Il lavoro svolto dai missionari negli ultimi mesi ha permesso di realizzare, insieme con l’UNHCR il progetto “Mascherine per i rifugiati e la Comunità d’Accoglienza”. Per questo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha riconosciuto, con il rilascio di un apposito diploma, il lavoro pionieristico dei missionari salesiani nell’insediamento e nel Paese.

                  Ora le autorità dell’insediamento stanno studiando, insieme ai missionari, nuove proposte di attività generatrici di reddito per i rifugiati. Il successo nella produzione di mascherine per la comunità dei rifugiati potrebbe essere il primo passo verso la realizzazione di uniformi per le scuole e attività agricole.

                  Fonte: COPE

                  • Uganda
                  • AGL AFRICA GRANDI LAGHI
                  • Palabek
                  • Coronavirus
                  • ONU


                  • Italia – Il nuovo anno accademico dello IUSVE inizia ancora più ecologico e tecnologico
                    Italia – Il nuovo anno accademico dello IUSVE inizia ancora più ecologico e tecnologico

                    (ANS – Venezia) – Sono numerose le azioni immediate che aprono l’avvio dell’Anno Accademico 2020/2021 dell’Istituto Universitario Salesiano Venezia (IUSVE), e tutte segnate dalla svolta sulla sostenibilità ambientale e sociale in risposta alle indicazioni di Papa Francesco contenute nell’Enciclica Laudato Si’.

                    Ad sempeio, i suoi allievi potranno muoversi in bicicletta tra la stazione e il Campus usando le bici del bike-sharing del Comune di Venezia (a loro sarà riservato un posto per parcheggiarle in stazione); ma la rivoluzione partirà anche nella sede centrale di Venezia e in quella di Verona, con il potenziamento della raccolta differenziata, la lotta allo spreco di acqua e plastica e l’obiettivo di portare la copertura energetica dal 10% al 30% grazie ai pannelli solari (lo IUSVE Cube, di recente costruzione è già quasi autosufficiente raggiungendo l’80% della copertura).

                    Queste ed altre novità tecnologiche sono legate ad un importante investimento economico che ha permesso di dare copertura online a 29 aule, rendendole così idonee anche per la didattica a distanza – un’iniziativa quanto mai necessaria in tempi di Covid-19.

                    “Cambiare la mentalità: è questa la posta in gioco – ha spiegato don Nicola Giacopini, Direttore di IUSVE, nel corso di una conferenza stampa realizzata sabato scorso, 17 ottobre, nella sede di Mestre –. Si tratta di lunghi processi di rigenerazione che si articolano in una educazione che deve operare da una parte nel promuovere la presa di coscienza del livello di degrado ecologico e sociale che abbiamo raggiunto e dall’altra creare nuove abitudini, nuove pratiche personali e comunitarie”.

                    • Italia
                    • INE ITALIA NORD EST
                    • IUSVE
                    • Ambiente
                    • Università


                    • India – Un innovativo ventilatore polmonare progettato da una docente della “Assam Don Bosco University”
                      India – Un innovativo ventilatore polmonare progettato da una docente della “Assam Don Bosco University”

                      (ANS – Guwahati) – Con 7.706.946 casi accertati e 116.653 deceduti, l’India è diventato il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, a essere maggiormente colpito dalla pandemia di Covid-19. Questa crescente emergenza ha provocato un vertiginoso aumento di richieste di ventilatori polmonari. Così, la dottoressa Bobby Sharma, della “Assam Don Bosco University”, con sede a Guwahati, nello Stato di Assam, ha raccolto la sfida e ha progettato un ventilatore meccanico internazionalmente riconosciuto, a basso costo, facile da usare e facile da costruire, in grado di agevolare la regolazione di ventilatori invasivi, non invasivi e CPAP (acronimo di Continuous Positive Airway Pressure - in italiano Pressione Positiva Continua delle vie aeree).

                      Utilizzando un particolare pannello di controllo integrato, questo dispositivo permette al medico di controllare tutti i parametri necessari, tra cui la pressione del flusso d’aria, il volume respiratorio minuto e la concentrazione di ossigeno. Apparecchiature ausiliarie relative alla funzione inspiratoria ed espiratoria, come i tubi flessibili delle vie aeree, possono essere collegati al macchinario attraverso due porte di collegamento universali.

                      A differenza della maggior parte dei ventilatori esistenti, questo dispositivo è in grado di integrare l’ossigeno dell’aria compressa con l’ossigeno estratto direttamente dall’ambiente circostante. Basato sulla “tecnica dell’assorbimento sotto vuoto ad oscillazione di pressione” (PVSA), questo dispositivo riesce a convertire l’aria circostante in una miscela di gas, composta per l’88-92% da ossigeno, e rimuove al tempo stesso l’azoto.

                      L’innovativo ventilatore polmonare ideato dal docente dell’Università Salesiana è stato selezionato per partecipare al concorso indetto dal “General Hospital” di Montreal e dall’Istituto di Ricerca della “McGill University”, in Canada. E la creazione del dottor Sharma si è classificata tra i 65 migliori ventilatori esistenti al mondo, su 2.639 partecipanti, 1.029 team e 94 Paesi in gara.

                      L’Assam Don Bosco University (ADBU) è un’iniziativa dei salesiani dell’Ispettoria di Guwahati, inaugurata nel 2008. Vincitrice del Premio “Università impegnata dell’anno 2020 - Asia Pacifico (Eccellenza nell’Impegno e nell’Imprenditorialità)” e ritenuta, nel 2018, “Università dell’anno” tra le università indiane esistenti da 1-10 anni, l’ADBU si è guadagnata un posto d’onore tra le università indiane per essere riuscita in questo tempo di pandemia, ad adeguare tutta la didattica, i test e gli esami in modalità online, senza soluzione di continuità.

                      “Ci siamo riusciti grazie alla dedizione della nostra Facoltà e del nostro staff nel mettere al primo posto gli interessi dei nostri studenti… E siamo stati sostenuti nei nostri sforzi dalla nostra esperienza nell’educazione a distanza sviluppata negli ultimi dieci anni” ha affermato il Rettore dell’Università, don Stephen Mavely.

                       

                      • India
                      • ING INDIA GUWAHATI
                      • Coronavirus
                      • Scienze
                      • Tecnologie
                      • ADBU
                      • Università



                      Estamos en Twitter