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Visita de la Urna: Reliquia de San Juan Bosco

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  • Italia – “Ascoltando i giovani, è la Chiesa stessa che ringiovanisce”: Consulta mondiale della Famiglia Salesiana
    Italia – “Ascoltando i giovani, è la Chiesa stessa che ringiovanisce”: Consulta mondiale della Famiglia Salesiana

    (ANS – Torino) Sono proseguiti anche ieri, lunedì 21 maggio, i lavori della Consulta mondiale della Famiglia Salesiana, con la rappresentanza di 27 gruppi che condividono il carisma salesiano. Don Eusebio Muñoz, Delegato mondiale per la Famiglia Salesiana, ha animato i 56 partecipanti.

    La celebrazione della Messa è stata presieduta da don Ivo Coelho, Consigliere Generale per la Formazione, che nell’omelia ha parlato di “Maria come Madre e Maestra, che ci insegna ad amare come Gesù ci ha insegnato”. La presenza del Dicastero per la Formazione è stata molto arricchente per i partecipanti, grazie alla presentazione del tema dell’accompagnamento dei giovani.

    Don Rossano Sala, SDB, Segretario speciale del Sinodo dei Vescovi, ha poi proposto la prima presentazione della mattinata. In modo chiaro e sintetico ha esposto la sua relazione, dal titolo: “Verso il sinodo dei vescovi, dinamiche emergenti, questioni rilevanti, domande decisive” e ha osservato che “si sta registrando una perdita della passione educativa nella comunità ecclesiale, che determina un’incapacità di accompagnare i giovani e un’assenza di adulti significativi”.

    Don Sala ha poi sottolineato come già nella preparazione del Sinodo sia emersa l’impossibilità di parlare ai giovani senza ascoltarli. “Solo quando hai l’idea chiara della realtà, puoi discernere, comprendere le sfide della Chiesa e dei giovani. Una delle sfide più importanti è ascoltare i giovani; e, ascoltando i giovani, è la Chiesa stessa che ringiovanisce” ha affermato.

    Nel pomeriggio don Silvio Roggia, del Dicastero della Formazione, ha presentato il tema: “Accompagnamento e Famiglia Salesiana”. “L’accompagnamento è il modo in cui Don Bosco ha educato i giovani ed è qualcosa che appartiene a tutti i gruppi della Famiglia Salesiana. Nell’accompagnamento si scopre il bisogno dei ragazzi di adulti nei quali poter confidare... Noi siamo gli esperti dell’accompagnamento, ma esiste la sfida di prepararsi per accompagnare i giovani con qualità e profondità” ha affermato don Roggia.

    Durante la cena, il Rettor Maggiore ha ringraziato tutti i partecipanti per la loro presenza e li ha invitati a continuare a camminare in spirito di famiglia e con lo stesso entusiasmo giovanile. Nell’occasione don Muñoz, visibilmente felice, ha osservato: “La giornata è stata di straordinaria densità, di profondità di contenuti e ricca dello straordinario contributo di ciascun gruppo della Famiglia Salesiana”.

    Le foto della riunione della Consulta sono su ANSFlickr

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    • Italia – Accoglienza, donazione di sé, capacità di sognare: il Rettor Maggiore indica la rotta a giovani e Famiglia Salesiana
      Torino - Borgo San Paolo

      (ANS – Torino) – Mentre ormai entra nel vivo l’attesa per la festa di Maria Ausiliatrice, ancora più solenne quest’anno per il 150° anniversario della consacrazione della Basilica a Lei dedicata a Torino-Valdocco, si è conclusa ieri, lunedì 21 maggio, la Visita di Animazione del Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Ángel Fernández Artime, alla Circoscrizione Speciale di Piemonte e Valle d’Aosta. Tanti e importanti gli appuntamenti che lo hanno visto protagonisti nelle ultime giornate.

      Sabato 19 maggio, nel pomeriggio, a Valdocco, Don Á. F. Artime ha incontrato i ragazzi del Movimento Giovanile Salesiano. Un momento che ha fatto vibrare i cuori dei più di 500 partecipanti. In quel clima di gioia ed allegria che contraddistingue lo stile educativo di Don Bosco, i giovani si sono stretti intorno al Rettor Maggiore per dimostrargli il loro affetto e la loro riconoscenza, per raccontargli le esperienze importanti del loro cammino e per confrontarsi sui temi che reputano più carichi di significato per la vita: l’annuncio missionario del Vangelo verso i più poveri, lo stile di animazione e di educazione ereditato dal Santo Fondatore, la vita di fede e le scelte “vocazionali” della propria vita.

      Il Rettor Maggiore ha stimolato i giovani sui diversi temi invitandoli a sognare in grande. In merito all’animazione missionaria ha osservato: “Il Papa ci invita costantemente a vivere una Chiesa in uscita. Le nostre case salesiane, i gruppi giovanili che frequentano i nostri ambienti, devono avere come prima condizione un impegno concreto ad essere aperti a tutti. Con una testa ‘aperta’ ed un cuore ‘aperto’. La diversità è un dono e l’accoglienza è una parola cristiana. Avere la sensibilità di comprendere questo è già avere la predisposizione per una Chiesa in uscita. Non c’è bisogno di attraversare il mondo per vivere tutto questo. Un cuore aperto all’accoglienza è il dono che dobbiamo custodire e far crescere. Io credo di più nel vostro cuore cari giovani che nel cuore dei politici e delle persone importanti”.

      Intervenendo sull’animazione in oratorio, a conclusione del progetto di Pastorale Giovanile “Anima MGS - L’arte di animare. Animare l’arte”, ha detto: “Quello che è prezioso ai miei occhi è ciò che rimane della esperienza dell’animazione: la mia vita è bella e lo è ancora di più se colgo fino in fondo l’opportunità di condividere, di donare il mio tempo e la mia persona. Continuate a farlo e a prepararvi per viverlo fino in fondo”.

      E sulla vocazione, ha catturato l’attenzione di tutti quando ha pronunciato: “Lo vedrete nella vostra vita che non potete aspettare che le cose più importanti vi siano servite su un piatto d’argento, così come ci propongono i mass media. Le cose importanti hanno una strada diversa. Non dipendono dalla fortuna. Nessuno verrà a regalarvi il posto della felicità, è una conquista e un cammino personale. Non vivete senza un progetto di vita, un sogno da realizzare, un ideale. Cosa desidero fare della mia vita e cosa ha sognato Dio per me? Quando il sogno di Dio viene ad abitare nel mio, allora è sicuro che la mia vita sarà piena. Non vi dico che sia facile, che sarà senza sacrifici. Ma vi dico che sarete felici”.

      Domenica 20, Solennità di Pentecoste, il Rettor Maggiore ha visitato la comunità salesiana nel quartiere Borgo San Paolo, a Torino, in occasione, dei 100 anni di presenza salesiana: ha presieduto la Messa nella parrocchia “Gesù Adolescente” e incontrato i ragazzi e i giovani dell’oratorio. “Qui, in questo quartiere umile che porta evidenti i segni della crisi economica – ha detto – il cortile è veramente la casa di Borgo San Paolo, dove tutti si sentono accolti”.

      Imponente, infatti, l’investimento dell’oratorio “San Paolo” sui progetti educativi, di orientamento al lavoro e di accoglienza che mirano a proteggere in particolare chi è più fragile, secondo il metodo educativo proprio di Don Bosco. È proprio sui minori che vivono nella fragilità che puntano le attività dell’oratorio, che infatti dall’ottobre 2016 ospita anche alcuni Minori Stranieri Non Accompagnati, di età compresa tra i 14 e i 17 anni.

      Pensando anche a loro il Rettor Maggiore ha detto nell’omelia: “Non è possibile dirsi cristiani e allo stesso tempo chiudere le porte. Non sono i politici a doverci dire cosa dobbiamo pensare sulle persone. Essere comunità cristiana e salesiana significa, in primo luogo, vivere con porte, mente e cuore aperti all’accoglienza delle diversità”.

      La festa è poi proseguita nel cortile salesiano con un flash mob danzante, tenuto dagli animatori, e canti e balli animati dai bambini e dai ragazzi dell’oratorio e del catechismo.

      Nel pomeriggio della stessa giornata il Rettor Maggiore ha incontrato nel Teatro Grande di Valdocco i membri dei vari gruppi della Famiglia Salesiana, per un totale di oltre 400 persone. Il X Successore di Don Bosco ha invitato ciascuno dei presenti a “vivere nella Chiesa la bellezza della propria vocazione, con il carisma proprio di ogni gruppo della Famiglia Salesiana”. Poi ha ricordato anche che per fare ciò è necessario un cammino profondo di conoscenza reciproca: non si può infatti amare ciò che non si conosce.

      Le sue parole hanno coinvolto ed emozionato la platea, che è intervenuta con numerose domande. A motivo della Pentecoste, il Rettor Maggiore dei Salesiani ha inoltre sottolineato: “la cosa più preziosa che possiamo e dobbiamo offrire agli altri è la nostra testimonianza di comunione: mostrare la nostra Famiglia Salesiana unita è un dono prezioso di Dio e dello Spirito Santo”.

      Lunedì 21 maggio, infine, a vent’anni dall’ultima visita di un Rettor Maggiore dei Salesiani, il X Successore di Don Bosco ha intrattenuto i ragazzi del grande Centro di Formazione Professionale (CFP) salesiano di Fossano, in provincia di Cuneo, di cui ha benedetto il nuovo laboratorio di impianti termo-idraulici ed energetici.

      Nell’incontro con i giovani allievi, il Rettor Maggiore ha lanciato un messaggio di grande apertura e confronto tra popolazioni, tra religioni tra culture diverse: “Il mondo è bello, bellissimo. Le nazioni sono diverse l’una dall’altra. Le culture sono diverse. La gente ovunque è molto accogliente. Non pensate mai di essere i migliori, vi aiuterà molto a capire la diversità. Non lasciate che i politici di turno influenzino il vostro pensiero, voi avete un cuore, siate voi a scegliere a cosa credere e a cosa pensare. E non dimenticate mai che il vostro popolo, quello italiano, è un popolo di migranti”.

      Da parte sua, don Bartolomeo Pirra, Direttore dell’istituto fossanese, ha sottolineato: “Il Rettor Maggiore ha deciso di venire a visitare questo istituto, questa casa, perché ben esprime il sogno di Don Bosco. Ragazzi bravi ed impegnati, formatori appassionati che li seguono e laboratori all’avanguardia fanno del centro che dirigo un punto di riferimento di tutto il Piemonte. Da parte mia ringrazio la Provvidenza che continua a fornirci gli strumenti per poter continuare ad andare avanti”.

      Un grande entusiasmo ha pervaso l’assemblea quando Don Á.F. Artime ha spiegato quanto Don Bosco sarebbe stato felice in mezzo a quei ragazzi: “Oggi avrebbe il vostro taglio di capelli, anche lui avrebbe un cellulare e un account su un social network. Ai suoi tempi il mezzo di comunicazione più evoluto era la tipografia, per questo volle avere la tipografia più all’avanguardia per quei tempi”.

      In conclusione, prima della benedizione di rito, il X Successore di Don Bosco ha rivolto un ultimo, accorato invito ai ragazzi: “Non rinunciate mai ai vostri sogni, perché il giorno in cui smetterete di sognare, significherà che state diventando vecchi”.

      Fonte: Salesiani Piemonte

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      • Vaticano – È venerabile il cardinale Hlond, SDB, perseguitato da nazisti e comunisti
        Vaticano – È venerabile il cardinale Hlond, SDB, perseguitato da nazisti e comunisti

        (ANS – Città del Vaticano) – Il 19 maggio scorso Papa Francesco, ricevendo in udienza il cardinale Angelo Amato, SDB, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare, insieme ad altri, il Decreto riguardante le virtù eroiche del Servo di Dio Augusto Giuseppe Hlond, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, arcivescovo di Gniezno e Varsavia, Primate di Polonia, cardinale di Santa Romana Chiesa, Fondatore della Società di Cristo per gli Emigrati della Polonia; nato il 5 luglio 1881 a Brzęczkowice (Polonia) e morto a Varsavia (Polonia) il 22 ottobre 1948.

        Secondo di 11 figli, suo padre era un operaio delle ferrovie. Ricevuta dai genitori una fede semplice ma forte, si fa Salesiano. Ordinato sacerdote nel 1905, si prende cura dei giovani, in particolare di quelli poveri, con il carisma di Don Bosco. Vive in mezzo alla gente, condivide gioie e sofferenze delle persone più semplici. Ma viene notato anche da Papa Pio XI che gli affida la missione di provvedere alla sistemazione religiosa della Slesia polacca: dalla sua mediazione tra tedeschi e polacchi nasce nel 1925 la diocesi di Katowice, di cui diventa vescovo. Nel 1926 è arcivescovo di Gniezno e Poznań e primate di Polonia. L’anno successivo il Papa lo crea cardinale. Nel 1932 fonda la Società di Cristo per gli emigrati polacchi, volta ad assistere i tanti compatrioti che hanno lasciato il Paese.

        Nel marzo del 1939 partecipa al Conclave che elegge Pio XII. Il primo settembre dello stesso anno i nazisti invadono la Polonia: inizia la Seconda Guerra Mondiale. Il cardinale alza la voce contro le violazioni dei diritti umani e della libertà religiosa compiute da Hitler. Costretto all’esilio si rifugia in Francia, presso l’Abbazia di Hautecombe, denunciando le persecuzioni contro gli Ebrei in Polonia. La Gestapo penetra nell’Abbazia e lo arresta, deportandolo a Parigi. Il porporato si rifiuta categoricamente di appoggiare la formazione di un governo polacco filonazista. Viene internato prima in Lorena e poi in Westfalia. Liberato dalle truppe alleate, nel 1945 torna in Patria.

        Nella nuova Polonia liberata dal nazismo, trova il comunismo. Con coraggio difende i Polacchi dall’oppressione atea marxista, scampando anche ad alcuni attentati. Muore il 22 ottobre 1948 a causa di una polmonite, all’età di 67 anni. Ai funerali accorrono migliaia di persone.

        Il cardinale Hlond fu un uomo virtuoso, un luminoso esempio di religioso salesiano e un pastore generoso, austero, capace di visioni profetiche. Obbediente alla Chiesa e fermo nell’esercizio dell’autorità, dimostrò umiltà eroica e inequivocabile costanza nei momenti di maggiore prova. Coltivò la povertà e praticò la giustizia verso i poveri e i bisognosi. Le due colonne della sua vita spirituale, alla scuola di San Giovanni Bosco, furono l’Eucaristia e Maria Ausiliatrice.

        Nella storia della Chiesa di Polonia, il cardinale Augusto Hlond è stato una delle figure più eminenti per la testimonianza religiosa della sua vita, per la grandezza, la varietà e l’originalità del suo ministero pastorale, per le sofferenze che affrontò con intrepido animo cristiano per il Regno di Dio.

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        • Italia – 120 anni di presenza salesiana a Trieste
          Italia – 120 anni di presenza salesiana a Trieste

          (ANS – Trieste) – Sabato 5 maggio, presso l’oratorio salesiano “Don Bosco” di Trieste, si sono svolti i festeggiamenti per i 120 anni di presenza salesiana nel territorio, e per san Domenico Savio, il primo dei ragazzi di Don Bosco diventato santo.

          di Romina Milanese

          La festa è iniziata nel primo pomeriggio, con dei giochi che hanno coinvolto tanti bambini, ragazzi e adulti, dai gruppi di spiritualità salesiana agli scout, dagli abituali frequentatori dell’oratorio a qualsiasi ragazzino munito di buona volontà ed allegria.

          L’oratorio per l’occasione si è diviso in tante zone gioco, dove i vari gruppi, formatisi all’inizio della festa, dovevano avventurarsi per trovare i vari laboratori. La particolarità dei laboratorio era che ciascuno di essi veniva animato da una diversa realtà oratoriano o parrocchiale, così che, oltre al gioco e al divertimento, i partecipanti avevano la possibilità di conoscere le varie sfaccettature della ultracentenaria realtà salesiana.

          I visitatori hanno avuto così l’occasione di incontrare le realtà più antiche, come la banda musicale e il gruppo exallievi; o le meno conosciute dai giovani, come la Caritas e il gruppo missionario; o le comunità dei Salesiani, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei Salesiani Cooperatori…

          La festa è poi continuata in chiesa con la celebrazione della Messa, presieduta dal Direttore e parroco della casa di Trieste, don Marek Slawomir Antosik. Nella celebrazione, dedicata a san Domenico Savio, sono stati ricordati i tratti della sua santità, validi ancora oggi: l’assiduità ai sacramenti, la devozione all’Immacolata, il grande desiderio di diventare santo, e il “segreto” per arrivare alla santità, che gli svelò lo stesso Don Bosco: allegria, impegno nei doveri quotidiani e fare del bene.

          In queste poche parole è riassunta la promessa che durante la Messa diversi ragazzini hanno fatto, alcuni per la prima volta, per entrare a far parte del gruppo degli Amici di Domenico Savio (ADS). Per tutti i membri del gruppo è stato un momento emozionate per confermare la propria adesione a quegli ideali e per sforzarsi di essere in ogni situazione un buon esempio nella vita quotidiana.

          Fonte: Salesiani Italia Nord-Est

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          • Italia – Giovani e Salesiani: Don Á.F. Artime incoraggia tutti a guardare al futuro con fiducia e speranza
            Italia – Giovani e Salesiani: Don Á.F. Artime incoraggia tutti a guardare al futuro con fiducia e speranza

            (ANS – Novara) – È iniziata venerdì 18 maggio la visita ispettoriale del Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, alla Circoscrizione salesiana del Piemonte e Valle d’Aosta (ICP). Dopo l’incontro con il Consiglio Ispettoriale, nella mattinata, dal pomeriggio ha avuto avvio il tour nella terra di Don Bosco. Prima tappa l’Istituto Salesiano “San Lorenzo” di Novara, a motivo del 125º anniversario di quell’opera. 

            Il programma ha previsto dapprima l’incontro con i giovani studenti dell’istituto. “Io sono un Salesiano come tutti gli altri, semplicemente più fortunato perché sono chiamato a portare nel mondo, innanzitutto, il saluto di don Bosco – ha sottolineato il X Successore di Don Bosco ai ragazzi –. Incontro numerosi giovani in diverse Nazioni; spesso mi chiedo cosa possano avere di diverso questi giovani e alla fine la risposta è sempre la stessa: il colore della pelle può essere differente, una lingua diversa, ma nel loro cuore abita un desiderio di felicità simile per tutti, quel desiderio di felicità a cui Don Bosco ha provato a dare una risposta”.

            Il Rettor Maggiore ha poi proseguito, rispondendo alle domande dei giovani con una testimonianza relativa alla sua vocazione salesiana: come ha conosciuto Don Bosco e come si è appassionato alla Congregazione, maturando così una scelta vocazionale.

            In cortile un primo momento è stato caratterizzato dallo scenografico ingresso dall’alto di un quadro commemorativo pensato e preparato appositamente per il 125º anniversario dell’opera di Novara: una tela che è stata digitalmente firmata dal Rettor Maggiore, Don Ángel.

            Successivamente, tutti in teatro. Qui Federico Perugini, Assessore alle Politiche Sportive, per la Famiglia e per il Personale della città di Novara, ha dato il suo benvenuto al superiore della Congregazione Salesiana, ricordando che “la comunità salesiana di Novara ha cresciuto i nostri giovani, diventando un punto di riferimento fatto di valori”, e ha poi evidenziato come l’incontro con Don Á.F. Artime sia stata una importante opportunità di dialogo sull’educazione.

            Quindi, spazio all’allegria, con una esibizione musicale e teatrale da parte dei gruppi scolastici che si sono cimentati nella trasposizione di una novella del Decameron di Boccaccio: quella di Federigo degli Alberighi, attraverso cui è stato trasmesso il messaggio che è preferibile un uomo senza averi, ma capace di grandi virtù, anziché un uomo ricco, ma privo di doti morale.

            Al termine, i giovani del San Lorenzo hanno rivolto al Rettor Maggiore alcune domande riguardanti il tema principale del Sinodo, “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che li vede protagonisti per una Chiesa nuova e rinnovata. Nell’occasione una giovane liceale gli ha anche chiesto come si fa a superare i momenti bui e ad affrontare le scelte importanti della vita. “Non abbiate paura, trovate qualcuno che crede in voi – ha risposto Don Á.F. Artime –. Noi Salesiani crediamo in voi giovani, nei vostri valori, nella vostra forza, nel vostro coraggio. Le opportunità non stanno alla porta ad aspettarvi, ma voi avete la forza e le capacità di raggiungerle e di prenderle. Abbiate dei sogni, dei sogni forti e dei sogni belli, quelli nessuno potrà mai rubarveli!”.

            Il giorno successivo, a Torino, il Rettor Maggiore l’ha iniziato con l’incontro e l’abbraccio ai suoi confratelli. Radunati nel Teatro Grande di Valdocco hanno potuto ascoltare le parole del Successore di Don Bosco e rivolgergli le proprie personali domande e riflessioni.

            La prima cosa che voglio dirvi è che abbiamo una Congregazione bellissima. Papa Francesco posso assicurarvi che ha grande rispetto e amore per noi. Giro il mondo e vedo i nostri confratelli nei cinque continenti. Quello che vi posso garantire è che la Congregazione sta vivendo un momento di profonda maturità. Una esperienza eccezionale che conferma quanto vi sto dicendo è stata quella delle Visite d’Insieme: un momento eccezionale di condivisione delle nostre ricchezze e dei legami che ci uniscono.

            La realtà che percepisco quotidianamente è quella di una grande speranza, di un desiderio continuo che ci spinge a correre sulla strada che Don Bosco ci ha indicato. Cari confratelli credetemi: abbiamo una Congregazione molto bella e anche molto serena in tutti i sensi. Al di là delle difficoltà delle singole persone.

            Quale è quindi il nostro futuro? Cosa ci attende? Quale è lo stato delle nostre vocazioni? Dentro la Chiesa i Salesiani di Don Bosco sono quelli che meno hanno risentito della crisi vocazionale. Se prendiamo realmente sul serio l’importanza del discernimento, dell’accompagnamento spirituale dei giovani e dei confratelli raggiungeremo presto un punto di equilibrio. Il Signore ci parla chiaramente. E ci invita a non far mai prevalere il pessimismo, ma a contribuire con passione e speranza”.

            Le foto della Visita sono disponibili all'indirizzo: https://drive.google.com/open?id=1pGnJBoIMp-55fCgS2MW17lu2uCl1wYYn 

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            • Indonesia – Le comunità cattoliche e cristiane di Surabaya in spirito di preghiera e di perdono
              Indonesia – Le comunità cattoliche e cristiane di Surabaya in spirito di preghiera e di perdono

              (ANS – Surabaya) – La Delegazione ispettoriale dei Salesiani dell’Indonesia, appartenente alla Visitatoria Indonesia-Timor Est (ITM), si è unita all’intera comunità cattolica e cristiana del Paese in spirito di preghiera e di perdono per rispondere agli attacchi terroristici che hanno colpito tre chiese, nella giornata di domenica 13 maggio, e una stazione di polizia, il lunedì successivo.

              Don Noel Villafuerte, SDB, parroco della chiesa dedicata a San Michele e responsabile della presenza salesiana di Surabaya, ha voluto condividere ciò di cui è stato testimone: “La scorsa notte abbiamo pregato insieme ai nostri fratelli, ai sacerdoti e ai parrocchiani della chiesa bombardata a Ngagel, ricordando in particolare le sei vittime rimaste uccise nell’attentato presso quella chiesa. Durante la veglia don Romo Kurdo, il parroco di Ngagel, ha raccontato che nessuno dei parenti delle vittime ha manifestato espressioni di odio o vendetta verso gli attentatori! Solo perdono! Amici miei, predichiamo con le nostre vite. Alziamoci e mostriamoci diversi dal mondo, perché non ne siamo parte, e non costringiamo gli altri ad essere d’accordo con noi; convertiamo con la nostra compassione. Non siamo sopraffatti dal male, ma superiamo il male con il bene (Rm 12,21)”.

              “Loro continuano a pregare – ha soggiunto don Lino Belo, Delegato ispettoriale per l’Indonesia – Per favore, unitevi a noi nella preghiera: preghiamo per tutto il popolo indonesiano. I terroristi non sono solo nemici dei Cristiani, sono nemici dell’intero popolo indonesiano. E tutte le principali religioni indonesiane si stanno adoperando con la stessa motivazione per la pacifica coesistenza”.

              La presenza salesiana di Surabaya è composta da 3 religiosi. Essa è affidata alla responsabilità di don Villafuerte e anima una scuola superiore, la parrocchia e un centro giovanile.

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              • Nicaragua – Un desiderio all’orizzonte
                Nicaragua – Un desiderio all’orizzonte

                (ANS – Managua) – Il desiderio che milioni di Nicaraguensi coltivano è la pace. Il tempo scorre. In un mese intero questa nazione centroamericana non ha rinunciato alla sua costante lotta per la giustizia e la verità. Il mese di maggio, quando arriva, porta con sé le prime piogge, ma il sangue dei cittadini continua a scorrere.

                di José Carlos Martínez 

                Il tanto atteso “dialogo nazionale” è riuscito ad avere una sua portata grazie alla mediazione della Conferenza Episcopale. Ma non tutto è chiaro. Gli abitanti non si fidano di questo processo e hanno preso le proprie misure, causando blocchi nelle strade principali e fermando a poco a poco lo sviluppo delle attività.

                Il Centro Giovanile salesiano di Managua è parzialmente chiuso, mentre la parrocchia è ancora funzionante. La scuola Don Bosco di Masaya ha completamente sospeso le sue attività. La cappella offre alcune celebrazioni. Anche la scuola Don Bosco di Granada ha sospeso le lezioni, mentre nella cappella si continua a recitare ogni giorno la novena a Maria Ausiliatrice.

                L’arresto delle attività viene attuato per ragioni di sicurezza, mentre proseguono le manifestazioni, le strade vengono chiuse e non c’è accesso ai trasporti pubblici.

                A pochi isolati dalla scuola “Don Bosco” di Granada ci sono chiusure delle strade, pneumatici che bruciano, barricate e colpi di mortai.

                Anche oggi proseguirà il dialogo. Nel Paese, i vescovi hanno invitato i fedeli a realizzare una giornata di digiuno e preghiera per la pace.

                Il marchio che la repressione ha lasciato sulla popolazione è indelebile. Il dolore e la disperazione sono il punto di partenza perché nel mezzo dell’incertezza e dell’instabilità ci sia ancora una dose di speranza. La voce del popolo non si spegne, la fede è rivolta a raggiungere la pace.

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                • Gabon – Una missione che si rinnova: quella dei Salesiani a Oyem
                  Gabon – Una missione che si rinnova: quella dei Salesiani a Oyem

                  (ANS – Oyem) – Oyem è una città del Gabon settentrionale, non lontana dai confini con il Camerun e la Guinea Equatoriale e per questo crocevia di traffici e scambi commerciali. Nella città – abitata da circa 60.000 persone, prevalentemente di etnia fang e per la maggior parte adolescenti, secondo quanto rilevato dal censimento del 2013 – sono presenti da più di tre decenni i Salesiani, che ora hanno deciso di rinnovare la loro offerta educativa in favore dei giovani più bisognosi.

                  L’opera, dedicata a san Domenico Savio, appartiene alla Visitatoria “Nostra Signora dell’Africa” dell’Africa Tropicale Equatoriale (ATE), una circoscrizione salesiana che comprende, oltre al Gabon, altri 4 Paesi: Camerum, Ciad, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale 

                  A Oyem i Salesiani giunsero nel 1984, ma è dagli anni ‘90 che le iniziative da loro sviluppate hanno iniziato a funzionare a pieno regime. Negli ultimi vent’anni, infatti, i religiosi hanno avviato un centro professionale che forma i giovani per diventare muratori, carpentieri, elettricisti e tecnici informatici, e hanno anche aperto un centro giovanile, divenuto un punto di riferimento per tutta la gioventù della zona, in particolare per le ragazze.

                  Il centro giovanile offre moltissime attività: sportive, per la pratica di Calcio, Pallavolo e Pallacanestro, Tennis e Atletica; culturali, con laboratori di danza, teatro e disegno; ed educative, attraverso gli spazi del cosiddetto “Café Philosophique”, dove vengono organizzati regolarmente dibattiti e conferenze su temi di interesse comune, oltre a corsi di sostegno scolastico. Il caffè dispone poi di un grande spazio dedicato a biblioteca e mediateca, e costituisce così una vera e propria oasi di tranquillità in cui i ragazzi posso ritagliarsi uno spazio per leggere, per fare i compiti o divertirsi.

                  Attualmente c’è bisogno di un rinnovamento radicale, ma la comunità salesiana attiva a Oyem, guidata dal Salesiano congolese don Davy Caryl Bouetoutamio-Bantsimba, ha deciso di partire da piccoli segnali di cambiamento: ritinteggiare tutte le strutture e insonorizzarle ove necessario, comprare dei nuovi equipaggiamenti sportivi (palloni e divise) e nuove attrezzature per le varie attività (altoparlanti, chitarre, microfoni); rinnovare l’assortimento dei giochi da tavolo per gli spazi ludici; oltre ad avviare attività formative per gli educatori e i circa 400 fra bambini e ragazzi che frequentano quotidianamente l’oratorio.

                  Per ulteriori informazioni visitare il sito: www.missionidonbosco.org 

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                  • RMG – 75° della morte del venerabile Luigi Olivares, vescovo salesiano
                    RMG – 75° della morte del venerabile Luigi Olivares, vescovo salesiano

                    (ANS – Roma) – Domani, sabato 19 maggio, ricorre il 75° anniversario della morte del venerabile Luigi Olivares, salesiano vescovo.

                    Nato a Corbetta, nei pressi di Milano, il 18 ottobre 1873, quarto di quindici figli – avrà un fratello missionario e una sorella religiosa canossiana – studiò nei seminari milanesi e fu ordinato sacerdote a Milano il 4 aprile 1896. Il suo vescovo, il beato cardinale Andrea Ferrari, lo mandò, giovane prete di 22 anni, come vicerettore del collegio arcivescovile di Saronno. Dopo 8 anni ottenne di entrare dai Salesiani.

                    Insegnò Teologia Morale e Sociologia nello studentato di Foglizzo (1906-1910), quindi venne nominato parroco dell’incipiente parrocchia “Santa Maria Liberatrice” nel quartiere Testaccio di Roma. Il quartiere, all’epoca malfamato, si trasformò visibilmente, grazie alla bontà del suo nuovo parroco. Un giorno, schiaffeggiato per strada da un violento, don Luigi gli disse: “Grazie!”, presentano l’altra guancia.

                    Nel 1916 venne scelto da Benedetto XV come vescovo di Sutri e Nepi. Si diede un regolamento in cinque punti: “Amerò la mia diocesi come una sposa. Nell’orazione tratterò con Gesù gli interessi delle anime; non prenderò alcuna decisione importante prima di averLo consultato. Eviterò il lusso e il superfluo. Avrò un orario e lo osserverò fedelmente. Tessera della mia vita episcopale: la carità disposta ad ogni sacrificio”. Così fece per 26 anni, in spirito salesiano: “Sono, per dono di Dio, cristiano, sacerdote, salesiano e vescovo: devo farmi santo”.

                    Era pronto a ogni lavoro e sacrificio per il bene delle anime. La nota caratteristica della figura di mons. Olivares fu l’amabilità del tratto, l’affabilità del volto, la delicatezza d’animo. Seppe testimoniare il difficile binomio che egli volle come proprio motto episcopale, “Suaviter et fortiter”, eco di quell’amorevolezza tanto propugnata da Don Bosco. Amò straordinariamente i suoi sacerdoti, comprendendoli e difendendoli sempre.

                    Morì il 19 maggio 1943 a Pordenone, dove si era recato per predicare un corso di esercizi spirituali ai giovani liceali dell’istituto salesiano. La fama di santità seguita alla sua morte fu immediata e vasta. Uno dei medici che lo aveva avuto in cura nell’ospedale di Pordenone confessò: “Fin quando la Chiesa cattolica possiede campioni come questo, è destinata a sempre nuovi e maggiori trionfi. Uomini così possono predicare il Vangelo e pretendere di essere ascoltati anche da increduli”.

                    È stato dichiarato Venerabile da Papa Giovanni Paolo II il 20 dicembre 2004.

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                    • Italia – “Quello che fate è molto prezioso”. Il Presidente Matterella incoraggia i responsabili del “Borgo Ragazzi Don Bosco”
                      Italia – “Quello che fate è molto prezioso”. Il Presidente Matterella incoraggia i responsabili del “Borgo Ragazzi Don Bosco”

                      (ANS – Roma) – Ieri, 17 maggio, una delegazione dell’opera salesiana “Borgo Ragazzi Don Bosco” ha incontrato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del settantesimo anniversario della nascita dell’opera salesiana.

                      La delegazione accolta dal Presidente Mattarella era composta da due ragazzi che animano l’oratorio, una giovane della Casa Famiglia, una famiglia affidataria insieme al ragazzo che hanno in affido e due studenti del Centro di Formazione Professionale (CFP), tutti accompagnati dal direttore del “Borgo”, don Stefano Aspettati, da Alessandro Chiorri, responsabile del Centro Professionale; Alessandro Iannini, referente del Centro Accoglienza Minorile, e don Vittorio Cunsolo, incaricato dell’oratorio.

                      Un incontro durato mezz’ora, molto sentito sia da parte dei ragazzi, che hanno avuto la possibilità di parlare con il Presidente, sia da parte dei referenti, che sono rimasti piacevolmente colpiti dalla profonda conoscenza dei Salesiani da parte di Mattarella.

                      “Abbiamo avuto la sensazione di essere ascoltati e capiti, e il fatto che abbia voluto mantenere quest’impegno in un momento istituzionale, quello attuale, molto faticoso – ha spiegato don Aspettati – è stato per noi molto importante. Il nostro desiderio era quello di dar visibilità ai nostri ragazzi e il Presidente su questo aspetto è stato molto attento, ci ha ringraziato tanto, ed è stato un momento molto bello”.

                      “‘Quello che fate è molto prezioso’ è la frase che ci ha ripetuto più spesso – ha continuato Alessandro Iannini – conosce sia i Salesiani che la nostra opera, sa che operiamo in un quartiere difficile e oltre ad incoraggiarci nel nostro lavoro, ci ha detto che cercherà di seguire le vicende della nostra opera. Questo mi ha molto colpito considerando gli impegni di un Presidente della Repubblica”.

                      Così come il Borgo Ragazzi Don Bosco compie i suoi 70 anni, anche la Costituzione quest’anno celebra il suo settantesimo anno di vita; per questo motivo i ragazzi che hanno incontrato il Presidente hanno collegato ciascuna esperienza ad un articolo della Costituzione.

                      Filippo e Veronica hanno raccontato la loro attività come animatori dell’Oratorio – Centro Giovanile, ricollegandola all’articolo 2 sui diritti inviolabili dell’uomo. “Abbiamo parlato dell’attività che facciamo all’Oratorio – spiegano i due giovani animatori – della nostra esperienza di crescita sia all’interno del Borgo che all’interno della comunità; il Presidente ci è sembrato molto ferrato sulle attività che svolgiamo e ci ha detto che ciò che facciamo con i giovani è un lavoro molto prezioso; essendo cambiata, e di molto, la nostra società rispetto all’epoca di Don Bosco, per i giovani risulta molto difficile inserirsi nella collettività odierna e le attività del Borgo sostengono i giovani in questa direzione”.

                      Francesca Romana frequenta il secondo anno di ristorazione al CFP, mentre Lorenzo è al terzo anno di elettronica. Ecco il loro resoconto: “Abbiamo descritto il nostro percorso di formazione sia sul piano professionale, sia su quello personale e abbiamo spiegato come viene diviso il centro. Abbiamo citato il primo articolo, perché per noi il lavoro è un diritto che va acquisito attraverso l’impegno nello studio”.

                      Belle a settembre compirà 18 anni. Al momento si trova nella casa famiglia del Borgo e ha allacciato la sua esperienza all’articolo 3, quello sull’uguaglianza.

                      Gianluca e Romelia sono due genitori che fanno parte del Movimento Famiglie Affidatarie. Hanno in affido Mario, oggi 13 anni, da circa due anni. Gli articoli da cui sono partiti sono stati tre: il 29, 30 e 31 sui diritti della famiglia. “Abbiamo raccontato il nostro percorso al Borgo e abbiamo invitato il Presidente a farsi promotore dell’istituto dell’affido; lui ha accolto molto seriamente il nostro invito e questo per noi è stato speciale”.

                      Nell’anno in cui cadono i 70 anni di una delle opere simbolo dell’azione dei Salesiani italiani per i giovani più bisognosi, l’incoraggiamento autentico e sincero del Presidente della Repubblica costituisce un sicuro impulso a continuare la missione salesiana nelle periferie - urbane ed esistenziali - di tutta la penisola.

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                      Fonte: Borgo Don Bosco

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