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Visita de la Urna: Reliquia de San Juan Bosco

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  • RMG – Advocacy secondo la prospettiva Salesiana
    RMG – Advocacy secondo la prospettiva Salesiana

    (ANS – Roma) – Si apre in questi giorni a New York la 73a sessione dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. I Salesiani partecipano attivamente, attraverso un’intensa attività di “advocacy”, ai lavori di questa ed altre organizzazioni internazionali dove è possibile far ascoltare la voce dei giovani, portando all’attenzione dei decisori politici le esigenze e le aspettative dei giovani più poveri ed emarginati.  Ebbene, che cosa significa fare “advocacy” in chiave Salesiana? Ma soprattutto, perché questo tema si impone oggi alla riflessione della Congregazione e della Famiglia Salesiana? A queste ed altre simili domande cerca di rispondere il Position Paper intitolato “Cosa significa fare advocacy secondo una prospettiva Salesiana”, adottato recentemente dal Rettor Maggiore e dal Consiglio Generale dei Salesiani di Don Bosco.

    Il testo, redatto a partire dai contributi di vari ONG Salesiane insieme a un Gruppo di Esperti del “Don Bosco International”, definisce innanzitutto il concetto di “advocacy” come “processo per sostenere le persone e metterle in condizione di esprimere il proprio punto di vista, le proprie preoccupazioni, accedere all’informazione e ai servizi, promuovere e proteggere i propri diritti e le rispettive responsabilità, esaminare le scelte e le opzioni”.

    A differenza di lobbying e campagne di sensibilizzazione, l’advocacy mira a garantire alle persone, in modo speciale alle più vulnerabili, la capacità di far sì che la loro voce sia ascoltata rispetto alle questioni per loro più rilevanti, di proteggere/salvaguardare i propri diritti, e di far sì che si tenga conto genuinamente delle proprie opinioni e desideri allorché vengono prese decisioni che riguardano la loro vita.

    I vari soggetti che fanno riferimento alla Congregazione e alla Famiglia Salesiana si trovano oggi ad operare in contesti in cui si adottano e consolidano politiche che hanno effetti diretti e indiretti sull’educazione e lo sviluppo dei giovani. Dalla consapevolezza di tutto ciò nasce l’esigenza di formarsi per essere in grado di intervenire sulle cause strutturali delle sfide che i giovani incontrano oggi nella loro crescita, piuttosto che limitarsi a prendere atto delle conseguenze delle scelte istituzionali.

    Il documento, sottolineando la tradizione all’advocacy nella storia della Famiglia Salesiana, individua quindi i valori e i principi guida per un approccio Salesiano alle sfide del nostro tempo in quest’ambito. In un contesto internazionale in cui la cosiddetta “Agenda 2030” propone gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, il Position Paper individua sette ambiti prioritari per un’azione di advocacy Salesiana.

    Con la pubblicazione di questo documento, si è voluto quindi, da una parte, codificare le tappe percorse e le scelte compiute in questo campo nel corso della storia della Congregazione e Famiglia Salesiana; dall’altra, rilanciare l’urgenza di prendere seriamente in considerazione le sfide e le opportunità offerte da un approccio consapevole e informato all’advocacy in favore dei giovani, specialmente i più poveri, secondo una prospettiva Salesiana. Con l’auspicio di rafforzare le strutture di advocacy Salesiana esistenti e di svilupparne di nuove in quei contesti regionali in cui non sono ancora presenti.

    Il testo completo del Position Paper è disponibile qui.

    • RMG
    • Don Bosco International


    • India – Promozione delle cause salesiane: il viaggio di don Cameroni
      India – Promozione delle cause salesiane: il viaggio di don Cameroni

      (ANS – Calcutta) – Il Postulatore Generale per le Cause dei Santi della Famiglia Salesiana, don Pierluigi Cameroni, ha iniziato nei giorni scorso una visita in India per promuovere le cause di quattro Figli spirituali di Don Bosco: i Venerabili don Francesco Convertini e mons. Stefano Ferrando, e i Servi di Dio don Costantino Vendrame e mons. Oreste Marengo.

      Don Cameroni ha iniziato la visita dallo Stato indiano dal Bengala Occidentale, atterrando a Calcutta e ricevendo sin dal suo arrivo all’aeroporto una festosa e fraterna accoglienza. Durante il suo soggiorno nella città ha avuto modo anche di pregare sulla tomba di Madre Teresa di Calcutta, di visitare la prima opera fondata dalla “Santa della Carità” e di avere un cordiale colloquio con suor Mary Prema Pierick, l’attuale Superiora Generale delle Missionarie della Carità, la Congregazione fondata da Madre Teresa.

      Successivamente il Postulatore si è recato a Krishnagar, dove visse e morì il grande missionario salesiano don Convertini, (1898-1976). E ieri, 20 settembre, proprio lì, presso il centro diocesano di spiritualità, ha animato un seminario di promozione della Causa di beatificazione, cui hanno partecipato numerosi sacerdoti, consacrati di diverse congregazioni e alcuni laici.

      Dopo l’Eucaristia, presieduta dal vescovo di Krishnagar, il salesiano mons. Joseph Gomes, e l’inaugurazione della mostra curata da don Newton Murmu, Direttore del Centro diocesano, don Cameroni ha presentato il profilo virtuoso di don Convertini, sottolineando come egli sia stato annunciatore del Vangelo e abbia portato tante persone all’incontro con Gesù, costruendo rapporti e amicizie anche con fedeli induisti e musulmani, testimoniando a tutti la misericordia di Dio nell’esercizio instancabile, per oltre 40 anni, del sacramento della riconciliazione e vivendo le opere di misericordia.

      Di grande valore e interesse sono state le numerose testimonianze di sacerdoti e suore che avevano conosciuto il venerabile Convertini e che hanno ricordato diversi aspetti della sua vita e spiritualità, soprattutto come uomo di Dio, ministro della riconciliazione, persone umile e amata da tutti. Don Joseph Pauria, Vicario ispettoriale di Calcutta e animatore della Causa, ha sottolineato come questa iniziativa vuole essere il seme di un cammino che porti la diocesi di Krishnagar e la Famiglia Salesiana a curare con entusiasmo e passione la causa di questo missionario promuovendone la conoscenza e diffondendo la devozione.

      Nel presentare la figura di don Convertini don Cameroni ha ricordato che quando il futuro missionario era piccolo e aiutava nei campi, guardando i tacchini e facendo altri lavori adatti alla sua giovane età, la madre Caterina era solita ripetergli: “Metti amore! Metti amore!”. Un insegnamento che egli assorbì in profondità e che lo portò ad enunciare: “Non è per mezzo delle discussioni che si arriva a capire. Dio e Gesù sono oltre le nostre discussioni. Bisogna soprattutto pregare e Dio ci darà il dono della fede. Per mezzo della fede si troverà il Signore. Non è forse scritto nella Bibbia che Dio è amore? Per la via dell’amore si giunge a Dio”.

      Infine, don Cameroni ha avuto un fraterno incontro, sempre a Krishnagar, con le Suore Catechiste di Maria Immacolata Ausiliatrice, 18° gruppo della Famiglia Salesiana, fondato da mons. Louis La Ravoire Morrow, SDB, nel 1948.

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      • Senegal – Seny, avventuriero da andata e ritorno
        Senegal – Seny, avventuriero da andata e ritorno

        (ANS – Tambacounda) – “Quando decidiamo di metterci in viaggio, non pensiamo mai che possiamo morire. L’unico desiderio che ci porta a lasciare la nostra patria è volere una vita migliore. Vogliamo lasciare la povertà... Quindi chiudiamo gli occhi e ci lanciamo all’avventura”. È la testimonianza di Seny Daillo, un giovane senegalese che un giorno ha lasciato la sua famiglia e iniziato un viaggio da Tambacounda a Lampedusa. Qual è stata la fine di questa storia? Che esito ha avuto il desiderio di una vita migliore? Le domande si affollano e le risposte sono nelle poche parole e nella vita stessa di Seny.

        Seny è appena uno degli oltre 30.000 minori che l’anno scorso sono giunti in Europa da soli. Secondo l’UNICEF sono circa 28 milioni i minori che in tutto il mondo sono vittime di sfollamenti forzati, a causa di violenze e guerre.

        Il viaggio di Seny non è stato da Dakar a bordo di un confortevole aereo. È sopravvissuto nel deserto e nel Mediterraneo. Dopo oltre un mese ha raggiunto “la terra promessa”, dove avrebbe dovuto trovare opportunità, lavoro e un futuro migliore.

        E perché tanti giovani lasciano il Senegal? La povertà in questo Paese è allarmante. Quest’anno la siccità sta lasciando circa 245.000 persone senza cibo. I ragazzi e le ragazze sono tra quelli che soffrono di più. Preoccupante e dura, ma veritiera, la definizione data dal giornalista José Naranjo de “El País” (Spagna): “Senegal, il Paese dei bambini mendicanti”.

        In Senegal, Seny non vedeva opportunità per uscire dalla povertà e dalla fame, non aveva speranza. E quelle sono le stesse motivazioni della maggior parte dei giovani che decidono di lasciare tutto per avere un’opportunità, anche se sono a migliaia di chilometri di distanza e mettono a rischio la propria vita.

        Seny è arrivato a Lampedusa senza niente. “Non avevo soldi, niente vestiti puliti, niente cibo… Ero solo”. Poi un missionario salesiano lo portò al Centro Salesiano di Aidone, dove si accolgono i minori non accompagnati che arrivano dall’Africa e dal Medio Oriente. Lì ha trovato una casa e ha imparato le lingue. Per due anni ha lavorato come mediatore culturale. “Ma non ho mai dimenticato la mia di casa”, racconta.

        Grazie ai missionari salesiani in Senegal e all’organizzazione “Don Bosco 2000”, Seny è riuscito a tornare a casa. “Spero di convincere altri giovani a non mettere a rischio la propria vita e a correre rischi, con la prospettiva invece di avviare piccole imprese o progetti agricoli che aiutino il Senegal”, afferma.

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        • Spagna – Elettronica e Autismo: costruire ponti per la comunicazione
          Spagna – Elettronica e Autismo: costruire ponti per la comunicazione

          (ANS – Pamplona) – Il progetto “Elettronica e Disturbi dello Spettro Autistico: costruire ponti per la comunicazione” è un’iniziativa che si concentra sul superamento delle difficoltà di interazione con l’ambiente da parte dei bambini con DSA (Disturbi dello Spettro Autistico). Vi hanno partecipato i ragazzi dell’Istituto Salesiano di Pamplona, l’Associazione per l’Autismo della Navarra e l’Istituto “Santa Luisa de Marillac” di Barañain, Pamplona.

          Il progetto è nato dall’osservazione della realtà circostante e dalla volontà dei Salesiani di Pamplona di affrontare il problema. L’esperienza ha così raccolto un gruppo di studenti che si sono messi a lavoro per cercare di superare le difficoltà che i bambini con DSA incontrano nella comunicazione e nell’interazione con l’ambiente.

          All’inizio dello scorso anno scolastico agli allievi del I anno di Automazione e Robotica dei Salesiani di Pamplona è stato proposto di indagare su come l’elettronica, l’automazione e la robotica potessero contribuire a ridurre le barriere che le persone con DSA affrontano quotidianamente.

          Il progetto, dal duplice valore di Apprendimento e Servizio (ApS), è stato portato avanti durante tutto l’anno. Sono stati adattati alcuni programmi di studio, prevedendo una metodologia attiva basata sull’apprendimento per progetti, e sono stati ideati e costruiti diversi dispositivi per ridurre queste barriere di comunicazione e interazione.

          Durante tutto lo sviluppo del progetto sono stati coinvolti sia gli allievi della scuola, sia gli insegnanti: le attività hanno previsto una formazione preventiva sul tema dei DSA, visite sul posto per vedere come l’Associazione per l’Autismo della Navarra lavora con questi bambini, e la creazione di prototipi, fino ad arrivare alla costruzione finale di dispositivi. In ogni fase si è sempre lavorato in stretta sinergia e collaborazione con i tecnici dell’Associazione per l’Autismo della Navarra e l’équipe di orientamento dell’Istituto “Santa Luisa de Marillac”, che lavora con i bambini con DSA.

          Come frutto di tutto il lavoro sono stati sviluppati: una “sala” multisensoriale portatile, una macchina interattiva per fare bolle di sapone, una agenda elettronica, una lavagna per fissare le abitudini, un apparecchio per gestire i turni, un timer visivo e un misuratore di rumore per le aule.

          “È stato un lavoro intenso – hanno riportato gli allievi –. È motivante aiutare gli altri, ma in certi momenti siamo stati sopraffatti, non solo dalle difficoltà che si sono presentate durante lo sviluppo del progetto, ma perché poi, oltre quello, c’erano anche gli altri compiti da svolgere. Abbiamo investito molte, molte ore, ma il risultato ci ha ripagato degli sforzi!”.

          Ora manca solo la parte più gratificante, consegnare i dispositivi ai destinatari reali e condividere i progetti sulla rete. “Non vogliamo che il lavoro che abbiamo realizzato sia lasciato solo nei progetti costruiti, vogliamo che chiunque abbia desiderio e interesse, possa avere la documentazione che abbiamo prodotto, replicare e magari anche migliorare i nostri dispositivi. Per questo abbiamo creato una pagina web dove è possibile scaricare tutto ciò che serve”.

          I tecnici dell’Associazione per l’Autismo della Navarra si sono congratulati con gli insegnanti e gli studenti di Salesianos Pamplona per aver coinvolto i bambini con DSA in questo progetto innovativo, per la sensibilità mostrata e per l’entusiasmo con cui hanno lavorato e la professionalità espressa.

          Da parte sua l’Istituto “Santa Luisa de Marillac” ha manifestato la volontà di accogliere gli allievi salesiani nelle sue aule. “È stata una grande esperienza condividere i nostri bisogni con loro e vedere come li hanno raccolti con interesse e sguardi di complicità che sembravano dirci: ‘possiamo farcela!’” hanno asserito i suoi docenti.

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          • Thailandia – Due Salesiani nelle province più pericolose del Paese
            Thailandia – Due Salesiani nelle province più pericolose del Paese

            (ANS - Yala) – Le tre province più a sud della Thailandia, quelle di Yala, Pattani e Narathiwat, sono da molti anni un territorio piuttosto pericoloso: vi sono presenti infatti diversi movimenti separatisti, con frange estremiste che compiono attacchi contro la popolazione locale e che negli ultimi 15 anni hanno causato oltre 6.000 vittime civili e il ferimento di circa 12.000 persone. In questa regione, a maggioranza musulmana, sono però presenti anche i Figli Spirituali di Don Bosco.

            Si tratta di due sacerdoti: don Joseph Suksan, thailandese, e don Antonio Miele, missionario italiano, che risiedono a Yala e animano una piccola parrocchia dedicata a sant’Andrea. Insieme a un sacerdote diocesano residente a Betong, vicino al confine con la Malesia, e a tre piccole comunità di Suore Ancelle del Cuore Immacolato di Maria (SIHM) – 14° gruppo della Famiglia Salesiana – diffuse nei centri di Betong, Yala e Pattani, sono loro a prendono cura del piccolo gregge di fedeli, composto qualche centinaio di cattolici in tutta l’ara delle tre province.

            Solo una forte fede e il coraggio salesiano sostengono i membri della Famiglia Salesiana nell’andare avanti, nonostante la situazione ricca di sfide e difficoltà. Le già piccole comunità cattoliche stanno diventando sempre minori, perché molti cattolici emigrano a motivo della pericolosità dell’ambiente circostante: ad esempio, in un villaggio che ospita una piccola cappella, prima risiedevano sei famiglie cattoliche, ma ora ne è rimasta una sola; altre cappelle non sono più frequentate da alcun cattolico, perché tutti sono andati via, alla ricerca di luoghi più sicuri nella città di Hat Yai o altrove. Attualmente nessuno si sente più sicuro di viaggiare prima dell’alba o dopo il tramonto, ed è davvero difficile trovare qualche catechista o agente pastorale disponibile. Anche un semplice viaggio in auto diventa un evento speciale, a causa delle decine di blocchi stradali realizzati dalle forze di sicurezza.

            Negli ultimi anni anche il numero di studenti delle poche scuole cattoliche delle tre province è calato significativamente. L’unica scuola tecnica esistente, costruita dal compianto don Gustav Roosens, SDB, vicino a Pattani, per motivi di sicurezza non è stata nemmeno in grado di avviare i corsi, dopo essere stata costruita nel 2013. Eppure, nonostante questa situazione, l’educazione e la testimonianza quotidiane nelle scuole cattoliche proseguono.

            I membri della Famiglia Salesiana sono presenti là dove a nessun altro piace andare e al tempo stesso sono grati al sostegno della diocesi e dell’Ispettoria della Thailandia, che si manifesta in molte forme.

            Da parte loro i missionari presenti a Yala affermano: “Preghiamo per la pace e per l’arrivo di ulteriori volontari, Salesiani o laici, che potrebbero incoraggiare il nostro piccolo gregge cattolico a rimanere in questa situazione per testimoniare la fede”.

            Fonte: AustraLasia

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            • Francia – Un campo estivo in mezzo ai giovani rom, grazie a “ESPERE”
              Francia – Un campo estivo in mezzo ai giovani rom, grazie a “ESPERE”

              (ANS – Lille) – Nel 2010 Danièle Sciacaluga, una Salesiana Cooperatrice, ebbe l’occasione di vistare alcune famiglie rom in un campo della città di Lille. Osservata la loro situazione, per far fronte alle esigenze educative, nel 2014 ha deciso di avviare, insieme a un sacerdote salesiano, l’associazione “ESPERE” (Espoir Salésiens Pour les Enfants Roms d’Europe – Speranza Salesiana per i Bambini Rom d’Europa), impegnata a promuovere l’educazione dei bambini secondo la pedagogia di Don Bosco. Da allora ogni anno, d’estate, l’associazione realizza delle attività estive in favore di quei bambini che vivono in condizioni di marginalità.

              L’avventura di “ESPERE” si è ripetuta, per il quinto anno consecutivo, anche quest’estate, in collaborazione con la rete di iniziative “Don Bosco Action Sociale” (DBAS). Per tre settimane consecutive, ogni pomeriggio, gli operatori dell’associazione ESPERE hanno offerto ai bambini rom di un campo-baraccopoli di Lille dei momenti di condivisione, di educazione informale, di scoperte e di allegria.

              L’équipe di operatori, composta da Salesiani Cooperatori e da Salesiani di Don Bosco, sia francesi, sia belgi, quest’anno è stata rafforzata dalla presenza anche di nuovi membri: uno studente di Liegi e dei giovani adulti di Nancy, impegnati con un’altra associazione delle rete DBAS – “Grandir Dignement” (Crescere Dignitosamente) – che opera in Francia e all’estero con i minori “in conflitto con la legge”.

              Nel clima di famiglia tipicamente salesiano, i giovani che si sono impegnati in queste attività hanno potuto scoprire le deplorevoli condizioni di vita dei bambini rom e delle loro famiglie, ma anche tutte le loro altre “ricchezze”: l’ospitalità, la cortesia, la gioia di vivere… Al tempo stesso i ragazzi hanno potuto conoscere “nella pratica” la pedagogia e lo spirito di Don Bosco, che hanno trasmesso anche alle famiglie e ai bambini rom.

              Il programma quotidiano ha alternato giochi educativi, giochi di società, laboratori artistici, escursioni ed educazione musicale, una visita allo zoo, l’introduzione ai lavori a maglia, mini-corsi di meccanica per i più grandi anziani, un tour notturno della città di Lille per gli animatori e soprattutto un clima di vera condivisione e vicinanza in ogni circostanza.

              Sin dall’inizio di quest’iniziativa salesiana, l’accoglienza da parte delle famiglie è stata calorosa e presto si è instaurato quell’atmosfera di fiducia reciproca che abbatte ogni pregiudizio.

              Fonte : Don Bosco Aujourd’hui

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              • RMG – Le istituzioni salesiane partecipano al “World Cleanup Day”
                Foto: Mumbai

                (ANS – Roma) – Il “World Cleanup Day”, la più ampia azione civica di pulizia nel mondo, volta a contrastare il problema dei rifiuti solidi a livello globale, si è celebrato in tutto il mondo lo scorso sabato, 15 settembre. La “Don Bosco Green Alliance”, un collettivo internazionale di giovani di diverse organizzazioni salesiane, ha promosso attivamente questo evento tra i suoi membri, incoraggiando le istituzioni salesiane di tutto il mondo ad organizzare attività di pulizia nel proprio campus o quartiere. Rispondendo a quest’invito, molti giovani degli ambienti salesiani si sono prodigati in varie attività in quel giorno.

                Il “Dominic College”, un istituto salesiano a Glenorchy, in Tasmania, Australia, ha avuto l’originale idea di associare un evento di pulizia con il proprio programma di fitness quotidiano. Di conseguenza, è stato organizzato un evento definito di “plogging” – ossia la raccolta di rifiuti mentre si fa jogging – che è stato apprezzato dagli studenti. Oltre a questa attività, durante la giornata gli studenti di diverse classi hanno individuato le aree prossime all’istituto che necessitavano di pulizia, e attraverso un focus realizzato nelle aule, osservando brevi filmati e dibattendo fra loro, hanno studiato dei piccoli cambiamenti che gli studenti stessi possono mettere in atto e che avranno un impatto positivo sull'ambiente.

                L’Istituto Tecnico “Don Bosco” di Ashaiman, in Ghana, si è concentrato sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU per il 2030, che mirano a “porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e assicurare pace e prosperità a tutti”. Per questo gli allievi hanno organizzato attività di pulizia e programmi di sensibilizzazione, all’interno e all’esterno del campus scolastico. “Siamo molto grati a don Krzysztof Nizniak, l’Economo dell’Ispettoria dell’Africa Occidentale Anglofona, per il suo supporto durante queste attività. Il suo coinvolgimento è stato un grande richiamo morale che ci ha sostenuti e incoraggiati”, ha detto Kenneth Dodzi Anlonyah, che ha coordinato il programma della giornata.

                A Coimbatore, in India, gli istituti “Don Bosco Anbu Illam” e “Don Bosco School of Excellence” hanno condotto un programma di pulizia che è durato una settimana e che si è concluso sabato 15 con una campagna di sensibilizzazione e nelle stazioni dei mezzi pubblici di Ukkadam e di Gandhipuram, a Coimbatore.

                Sempre in India, nella città di Baroda, l’opera “Don Bosco Snehalaya” ha coinvolto i giovani nella pulizia di alcuni marciapiedi pubblici nelle vicinanze dell’istituzione; mentre a Mumbai, GreenLine, un’organizzazione salesiana attiva nella difesa del Creato, ha coinvolto oltre 300 studenti provenienti da 6 diverse scuole della città organizzandoli in unità di pulizia delle spiagge di Dadar, Mahim e Juhu.

                Tutte queste attività di pulizia hanno contribuito a educare gli studenti al corretto smaltimento dei rifiuti e alla necessità di lavorare per un pianeta più pulito.

                “Don Bosco Green Alliance” (DBGA) è un collettivo internazionale di giovani di diverse organizzazioni salesiane, che contribuisce alle iniziative, alla riflessione e alle politiche globali sull’ambiente. La DBGA lavora per ottenere un ambiente salubre e idoneo per le varie forme di vita presenti sul pianeta, mentre alleva una nuova generazione di cittadini e leader impegnati sui temi dell’ecologia.

                {gallery}RMG - World Cleanup Day 2018{/gallery}

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                • Etiopia – I Salesiani e l’impegno a garantire l’educazione ai ragazzi di strada
                  Etiopia – I Salesiani e l’impegno a garantire l’educazione ai ragazzi di strada

                  (ANS – Addis Abeba) – In questi giorni in molti Paesi le scuole riaprono i loro cancelli per accogliere gli studenti. Ma tanti ragazzi, per vari motivi, rischiano di restare ai margini dell’educazione. I Salesiani, in collaborazione con l’ONG “Volontariato Internazionale per lo Sviluppo” (VIS), lavorano perché tutti, anche i ragazzi di strada come Workeneh Alemu e Amanuel, possano ricevere istruzione e opportunità per il loro futuro.

                  Workeneh Alemu proviene da una famiglia molto povera del villaggio di Tulu Bolo, a 80 km da Addis Abeba. Il padre non vive con la famiglia e la madre si arrangia come può per dare da mangiare ai figli. Così un giorno il ragazzo decide di andare ad Addis Abeba in cerca di fortuna.

                  “La strada è un luogo difficile e pericoloso, volevo tornare indietro, ma non mi andava di pesare su mia madre – racconta il giovane –. Ho sentito parlare del Bosco Children grazie a dei ragazzi del centro che incontravano i ragazzi di strada. L’idea mi è piaciuta molto e ho deciso di seguire la loro proposta. Ho partecipato a 16 incontri serali che mi hanno preparato al programma ‘Vieni e vedi’. Ho seguito tutto il percorso proposto dai salesiani, ero felice di aver chiuso una parentesi dura della mia vita”.

                  Il centro salesiano “Bosco Children” offre la possibilità di acquisire consapevolezza delle proprie possibilità e potenzialità e indirizza allo studio accademico o alla formazione tecnica, quest’ultima finalizzata all’ingresso del mondo del lavoro. Ci sono corsi di meccanica, lavorazione dei metalli, lavorazione del legno, cucina e pelletteria. Workeneh Alemu ha potuto riprendere gli studi da dove li aveva interrotti, ripartendo dal quinto anno, e adesso è iscritto alla scuola “Don Bosco” di Mekanissa, Addis Abeba.

                  “Sono grato innanzitutto a Dio e poi al Centro per le opportunità offertemi che mi danno la possibilità di diventare un giovane responsabile, produttivo e un buon cittadino” afferma oggi. 

                  La sua storia è simile a quella di Amanuel. Anche lui viveva per strada e anche lui è arrivato al “Bosco Children” grazie al passaparola degli amici. “Ho sentito parlare di una proposta, un percorso graduale per ragazzi di strada chiamato ‘Vieni e vedi’. Ho iniziato un po’ per caso. Più che pensare alla possibilità di un futuro migliore, cercavo solo un modo per superare il periodo estivo sulle strade di Addis Abeba: un tempo reso duro delle piogge, dal freddo, dalla mancanza di ripari…” ammette candidamente.

                  Come tutti i ragazzi avvicinati dal centro, il primo passo è stato il programma diurno. Che ad Amanuel è subito piaciuto molto. Spiega: “Dopo un momento iniziale di preghiera ci hanno fatto cambiare i vestiti e ci hanno dato un’uniforme, quindi abbiamo fatto colazione. Poi abbiamo iniziato la lezione di lingua, in cui un insegnante ci ha spiegato l’alfabeto. Durante la ricreazione abbiamo fatto tanti giochi e io ero tra i più bravi! In seguito, dopo pranzo, mentre aiutavamo a sistemare il centro, ci hanno fatto fare la doccia e indossare dei panni puliti prima di tornare in strada per la notte. Sono stato felice e mi sono sentito subito accolto e sono sempre andato al centro”.

                  Superati i primi tre mesi i ragazzi entrano a far parte del programma istituzionale. “Che felicità ho vissuto! Abba Berhanu e il fratello Gigi hanno dato un senso alle mie giornate!” esclama con gioia l’ex ragazzo di strada.

                  Il programma di orientamento ha aiutato Amanuel a scoprire i suoi talenti. Ha ricominciato dalla quinta classe, che aveva abbandonato per vivere in strada, e dopo un anno di grandi sforzi, ce l’ha fatta. Quest’anno inizierà un corso di meccanica.

                  “Nel mio soggiorno a ‘Bosco Children’ – conclude – non mi sono mai sentito solo, ma sempre accompagnato, in famiglia e tra amici. Grazie al Centro io credo nel futuro e sto camminando per realizzarlo”.

                  Fonte: VIS

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                  • Italia – “Dare di più a chi ha avuto di meno”: i Salesiani combattono la povertà educativa di 3mila minori
                    Italia – “Dare di più a chi ha avuto di meno”: i Salesiani combattono la povertà educativa di 3mila minori

                    (ANS - Roma) – 57 partner tra enti non profit, enti locali e scuole, 14 sedi di attuazione di cui 11 al sud, più di 80 operatori impegnati, 3mila minori come destinatari: sono questi i numeri del progetto di “Salesiani per il Sociale” dal titolo “Dare di più a chi ha avuto di meno”, selezionato dall’impresa sociale “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il progetto, appena iniziato, avrà una durata di tre anni.

                    La povertà educativa è una condizione drammatica di vita di tanti ragazzi in Italia, in modo particolare del Sud del Paese. Si tratta di giovani privi di reti sociali di supporto, offerte educative e formative adeguate che vivono in una condizione di divario sempre più crescente rispetto ai loro coetanei del Centro-Nord e che pregiudica la loro crescita. Per questo, il progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno” vuole contrastare la povertà educativa minorile intervenendo sulle fragilità personali, relazioni e familiari e favorendo processi di emancipazione, combattendo le disuguaglianze territoriali e sociali

                    “‘Dare di più a chi ha avuto di meno’ è l'intervento più grande, per dimensioni finanziarie e numeri di enti coinvolti, realizzato negli ultimi 30 anni nel settore dei servizi sociali nell'Italia Salesiana – dice Andrea Sebastiani, responsabile del progetto e direttore generale di Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS -. Ora è il momento di lavorare con umiltà e costanza per dare dignità, futuro e speranza ai tanti ragazzi e alle loro famiglie che incontreremo attraverso il progetto”.

                    Il progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno” è stato selezionato da “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org”

                    Per ulteriori informazioni si consiglia di visitare il sito: www.salesianiperilsociale.it 

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                    • India – Compie vent’anni l’organizzazione “Prafulta Psychological Services”
                      India – Compie vent’anni l’organizzazione “Prafulta Psychological Services”

                      (ANS – Mumbai) – “Prafulta Psychological Services”, un progetto iniziato dai Salesiani di Don Bosco dell’Ispettoria di Mumbai (INB), ha compiuto vent’anni e ha celebrato questo importante anniversario lo scorso 14 settembre, presso la sua sede centrale, ad Andheri, ad ovest di Mumbai.

                      di Ratandeep Chawla

                      L’organizzazione Prafulta – che significa letteralmente “esuberanza, abbondanza, sanità” - è nata nel 1998, con l’obiettivo di aiutare i pazienti a capire e accettare come l’ambiente esterno influenzasse le loro vite, a prendere consapevolezza delle loro responsabilità e, di conseguenza, a costruire un futuro solido.

                      “Prafulta” ha poi ampliato la sua missione ed è stata in grado, nel tempo, di fornire assistenza psicologica e psichiatrica sia ai singoli individui, sia ai gruppi. I servizi psicologici sono rivolti anche alle famiglie dei pazienti, affinché possano migliorarsi e raggiungere una qualità di vita ottimale.

                      Ventitré membri dello staff hanno preso parte alle celebrazioni per l’anniversario, contrassegnate da grande gioia e partecipazione, e per l’occasione l’intera sede dell’opera è stata decorata a festa. Inoltre, don Godfrey D'Souza, fondatore e direttore di Prafulta, ha inviato un messaggio per esprimere gratitudine a tutto il personale dell’organizzazione.

                      “Migliaia di persone sono state raggiunte negli anni da Prafulta – ha detto don D’Souza –. E a loro volta, i pazienti che sono stati curati da Prafulta, hanno raggiunto e aiutato altre persone. Quindi è difficile quantificare con quante persone siamo entrati in contatto. Al tempo stesso, Prafulta deve ora mirare all’espansione delle sue attività, in modo che sempre più persone vengano a conoscenza del lavoro che svolge l’organizzazione e diventino consapevoli dell’importanza della salute mentale”, ha aggiunto.

                      Tra le sue numerose attività, l’organizzazione salesiana Prafulta offre: orientamento professionale, terapia occupazionale integrata all’educazione, formazione aziendale, consulenza e psicoterapia, assistenza psichiatrica, valutazione clinica e iniziative di sensibilizzazione al benessere della persona.

                      Fonte: Don Bosco India

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